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Licenziati ex Gepin: tappa al Mise per tornare al lavoro

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Il governo riaccende le speranze per il call center di Casavatore. Ma i sindacati sono divisi sull’articolo 18.

 

 

L’anno scorso è stato il licenziamento collettivo da record, quello più “pesante” e per questo drammatico registrato in tutta Napoli e provincia. Intanto il ministero dello Sviluppo Economico riaccende le speranze dei 220 licenziati del call center Gepin, uffici di viale delle Industrie chiusi e smantellati ormai da più di un anno, in quel di Casavatore, comune della periferia nord. Secondo quanto trapelato negli ultimi giorni il Mise, che ha organizzato un incontro nella sue sede romana per il prossimo 15 giugno, sarebbe infatti pronto a favorire il ritorno al lavoro degli ex Gepin con un’intesa che metterebbe d’accordo System House ed Ecare, vale a dire le aziende risultate rispettivamente prima e seconda nella graduatoria per l’appalto delle commesse di servizi targati Poste Italiane. Un “dualismo” culminato mesi fa con una battaglia legale al Tar per l’assegnazione dell’appalto da cui è uscita vincitrice System House. A ogni modo giovedi prossimo al tavolo della trattativa si siederanno il governo, i sindacati, Poste e le due aziende coinvolte nell’appalto. Ci sono però i “soliti” scogli. Il primo è il riconoscimento dell’articolo 18 ai lavoratori eventualmente ricollocati. Questione che l’anno scorso ha già spaccato i sindacati di categoria, divisi da un accordo separato, con la Slc Cgil contraria a qualsiasi ipotesi di mancato riconoscimento dell’articolo 18. Il secondo scoglio (ma non è tema secondario) è il timore rappresentato da possibili tagli salariali. « Sarà necessario rimettere subito al centro le vere ragioni dei lavoratori ex Gepin e del lavoro – dichiara comunque Salvatore Topo, segretario generale della Fistel Cisl di Napoli e Campania – fin troppo tempo si è perso andando dietro a lunghe discussioni non sempre coerenti con tali ragioni. L’accordo di settembre 2016 è un punto fermo dal quale non derogare. Non ci aspettiamo nessun altro impatto aggiuntivo sugli aspetti economici come non ci aspettiamo nessun altro peggioramento di un qualsiasi altro parametro retributivo individuale se non quelli già previsti nell’accordo. Ci aspettiamo insomma risposte concrete ». « La Slc Cgil – anticipa però Alessandra Tommasini, segretaria generale della Slc Campania – segue e continuerà a seguire la vicenda dei 220 lavoratori ex Gepin, call center in outsourcing di Poste Italiane, allo scopo di giungere a una soluzione “positiva e dignitosa” per tutti i lavoratori, soggetti ad ammortizzatori sociali in scadenza quest’estate. Per poter raggiungere l’obiettivo la Slc ritiene che il governo debba intervenire in maniera netta e decisa sia su Poste che sulle altre aziende coinvolte ».