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L’ipocrisia del calcio alla quale Sarri non sa adeguarsi. E la papera di Buffon di cui nessuno parla

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Il Napoli vince largo a Torino ma il dibattito giro tutto intorno alle parolacce del mister azzurro.

Una premessa doverosa: Maurizio Sarri è già ricco. Spulciando siti a caso si evince che guadagna più di un milione all’anno. Non è ai livelli di Allegri e nemmeno di Spalletti ma uno come lui, sempre attento alle parole (e anche alle parolacce) doveva meglio spiegare il concetto. Doveva dire: “Vorrei arricchirmi di più”. Specificato questo, è davvero ridicolo che l’allenatore di una squadra che vince 5 a 0 in casa del Torino e che fa il pieno di bel gioco e risultati debba essere intervistato su un presunto litigio con il presidente De Laurentiis, peraltro nato per dichiarazioni a distanza.

Ed è vergognoso che a questo giochino stupido partecipi Riccardo Ferri (e in parte anche Di Livio): gente che ha giocato a calcio e dovrebbe essere interessata a parlarne, a divulgare concetti tecnici a beneficio di noi poveri tifosi comuni mortali. E invece no: “Il calcio inizia a dare alla testa”, dice Di Livio commentando Sarri che abbandona lo studio Mediaset dopo aver condito il suo saluto con una parolaccia. Parolaccia che Ferri si preoccupa pure di stigmatizzare, sottolineando che a lui queste espressioni non piacciono. Ammettiamolo, è la fiera dell’ipocrisia: e Sarri sbaglia a non adeguarsi, ma sta tutto lì il suo errore.

Tanto più che la domenica calcistica non verrà ricordata né per la manita al Torino né per l’addio brusco allo studio Mediaset dell’allenatore azzurro. Ricorderemo, invece, questa domenica di fine campionato come quella in cui Buffon fece una papera. Un’incertezza? Un errore di valutazione? Una distrazione? Chiamatela come volete, in ogni caso trattasi di papera. E dubito che qualcuno si sia preso la briga di chiedergli conto.