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Mariglianella, Jam Session Folklorica nella tenuta di Tonino O’ Stock

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Il grido di Marcello Colasurdo: “Meglio na’ tammurriata ca na’ guerra”.

 

La Campania, nel Lunedì in Albis, quest’anno il 17 aprile, ha rivissuto il Pellegrinaggio alla Madonna dell’Arco presso il Santuario Mariano di Sant’Anastasia che ha come Rettore, dal febbraio 2015, Padre Alessio Maria Romano. Una tradizione antica, risalente al  1450, che fra sacro e profano è giunta fino ai giorni nostri con il passo dei biancovestiti, fasciati di rosso e azzurro, “fujenti” o “battenti”, uomini, donne e bambini con stendardi mariani guidati dal richiamo delle trombe dei capisquadra e condotti dal canto “Chi jé devote a Maronna e ll’Arco…”.

A Mariglianella,  laddove la Montagna di Somma finisce ed inizia la pianura di quella che fu la Campania Felix con Brusciano e Marigliano confinanti e per tutto l’Agro Nolano Pomiglianese, L’iconografica testimonianza del francese Audot del 1835 nel “Ritorno dalla Madonna dell’Arco” si è rianimata presso la Tenuta di Antonio Esposito, in arte  Tonino O’ Stock.  Occasione per poter ascoltare voci e canti, suoni e dialetti del folklore campano fondendosi e rinascendo a nuova vita come la natura a primavera e come nelle espressioni di devozione al culto mariano nella cristianizzazione di antichi riti. Cibo tradizionale e  balli, vino e canto, lunghi tavoli imbanditi lasciati e riconquistati intercalandosi con l’aia in basolato che ha sostenuto i danzatori e gli astanti, i cantatori e i musicanti che si sono avvicendanti in questo richiamo ormai ventennale di Tonino O’ Stock. Fra gli invitati Domenico Guarino, Mimì O’ Mannese, da Brusciano ed il sociologo Antonio Castaldo che qui riporta l’avvenimento per sommi l’intenso avvenimento folklorico.

Insieme a Tonino Esposito, O’ Stock, vi era Pasquale Di Matteo, intagliatore, ricercatore di antichi disegni e arte pastorale da riprodurre, anche sulle nacchere e le tammorre costruiti da Tonino O’ Stock. L’ampio arco anagrafico dei presenti, ospiti di Tonino O’ Stock, provenienti da più parti della Campania,  si è dispiegato tra il decano cantatore Pasquale Allocca, di 80 anni di età da Somma Vesuviana ed il piccolissimo Leonardo, 2 anni, giunto con i suoi genitori da Pozzuoli, attrezzato di “triccaballacche” ed in opera per assorbire suoni e canti da trasferire alle prossime generazioni nel passaggio di un millenario testimone culturale.

Di seguito i nomi di gran parte di quanti si sono avvicendati ai canti ed ai suoni, alle cantate “a’ fronna e’ limone” ed alle “tammurriate”. Marcello Colasurdo, cantore storico della cultura popolare in Campania che dall’operaismo in musica del “Gruppo ‘E Zezi” di Pomigliano d’Arco è entrato nella planetaria world music. Poi, Carmela Cangiano, voce, da Pozzuoli; Zì Ciccio Iacalone, voce, da Pimonte; Raffaele Inserra, tammorra, da Gragnano; Biagio De Prisco, voce e tammorra, da San Marzano sul Sarno; Vincenzo Menna, voce, da Somma Vesuviana; Vincenzo Petrosiello, voce, da Materdomini, Nocera Superiore; Luigi Bombace, voce, da Giugliano, Pietro De Felice, fisarmonica, da Madonna dell’Arco, Sant’Anastasia; Patrizia Petrone, voce  e tammorra, da Napoli con egregio trasporto salentino nel richiamo delle origini paterne. Ed infine, fra tanti altri ancora, il percussionista e performer napoletano  Giovanni Imparato, meritevolmente noto per le sue escursioni nel patrimonio internazionale dal Jazz al Funky, dalla Salsa alla musica Etnica. Tutti ricordano il suo stupefacente affiancamento a Nino D’Angelo nell’esibizione del Festival di Sanremo di “Marì” nel 2002.

In cucina sotto al supervisione della nonna, Antonietta Bettinelli, 87 anni, le figlie Raffaellina Russo, moglie del promotore, Tonino Esposito, O’ Stock, con Silvia e Luisa Russo che hanno deliziato i palati dei partecipanti riproducendo antichi sapori. Marcello Colsaurdo ha dichiarato:“Questa giornata è un bel momento di fede e devozione alla Madonna dell’Arco. E come nella tradizione ci si ritrova con tante paranze con esecutori e sacerdoti di un rituale antico, di un mondo pre-cristiano nella celebrazione e nel rispetto della Madre Terra. Meglio na’ tammurriata che na’ guerra”.

Per il sociologo Antonio Castaldo «Ci si rivolge alla Madonna dell’Arco, per il corpo e per lo spirito, e recandosi al Santuario di Sant’Anastasia si canta questa richiesta:“Ogge che è ‘a festa Toja famme ‘sta grazia/ Miettece ‘a mana Toja ‘ncoppo a stu male/ E tant’ammore dint’ ‘o mio carnale”. Poi ci sono le specifiche invocazioni personali,nelle lacrime di tanti, nei pensieri di tutti, di un popolo devoto, di una religiosità di sopravvivenza che drammatizza il suo penare e la sua speranza ancorandosi alla fede, per trovare sicurezza e nutrimento spirituale ed affrontare la vita per non soccombere agli avvenimenti negativi che irrompono nelle esistenze umane, Quella di Mariglianella, promossa e ospitata da Tonino O’ Stock è diventata in questi decenni una vera e propria jam session folklorica, uno scrigno da tutelare, un tesoro da preservare, una missione da sostenere».