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Napoli tra le città europee più inquinate

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Secondo la Fondazione per lo sviluppo sostenibile  è insieme a Roma e Milano. C’è ancora poca green economy

Non fa piacere ai sindaci di Napoli, Roma e Milano sapere che le loro città sono tra le più inquinate d’Europa. Continuano ad esserlo, perché da anni non migliorano. A poco  si sono dimostrati i blocchi alla circolazione, le zone a traffico limitato, i ticket di ingresso per le auto private. Secondo i dati due giorni fa della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, la situazione è diventata allarmante. Le auto private, principalmente, ammorbano l’aria che respiriamo senza una vera presa di coscienza del fenomeno da parte di chi amministra. A Napoli, basta un’inezia perché il  mal d’aria salga  e le centraline antismog ( quando funzionano) segnino numeri impressionanti. La recente disposizione di regolamentazione del traffico  rimanda ad una delibera del 2015 sulla qualità dell’aria. Due anni  di stop and go , con scarsi risultati. Lunedi scorso, a causa dello  sciopero dei mezzi pubblici, la città è rimasta preda delle auto per l’intera giornata.

Fra i Paesi europei l’Italia è mediamente quella con l’aria più inquinata. 9 persone su 10 vivono in luoghi con livelli record rispetto a quelli  ritenuti accettabili  dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. I pubblici poteri, spiegano quelli della Fondazione con in testa l’ex Ministro Edo Ronchi,  hanno il potere di intervenire. Si propone una campagna governativa nazionale, partendo dalle città messe peggio. Il presupposto sarebbe che i sindaci possono regolamentare la materia solo per il 40% delle casistiche. Tuttavia, c’è anche chi come l’ l’Ing. Dario Faccini della sezione italiana dell’Associazione Aspo ,che studia gli impatti del petrolio, sostiene che il principale colpevole dell’ aria inquinata sono i riscaldamenti  a pellets e i vecchi impianti dei condomini. Si può discutere, ma di fatto i ritardi nel prendere provvedimenti più forti  possono provocare fino a  1.500 morti premature per milione di abitanti ,ogni anno.

Il messaggio che arriva a Napoli, Roma, Milano  e alle altre città  sullo stesso pericoloso crinale,  è di  puntare sulla prevenzione e non sull’emergenza. Ogni fonte che emette biossido  di carbonio, deve essere combattuta. Non avrebbe senso puntare a ridurre  l’uso del carbone e di combustibili fossili  –  come si sta cercando di fare con una nuova strategia di lungo periodo  – se dall’altra parte si autorizzano costruzioni alimentate a combustibili pericolosi , non si prescrivono standard ecocompatibili, si chiude l’occhio sui controlli. Parlare e praticare la green economy non deve essere un azzardo e non tutto  e sempre deve arrivare dal governo centrale. Questione di soldi, di risorse finanziarie ? Vero anche questo. Ma quanti fondi pubblici, europei dedicati sono  stati  spesi male o non utilizzati ?  Anche un esame di coscienza nelle stanze che contano non guasterebbe. Per poi ripartire.*****