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Napoli Vs Comacchio

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Tutta la verità sul presunto caso Comacchio ovvero della paventata ma inesistente fuga delle opere del Museo Archeologico di Napoli verso quello della città estense.

Questo mese d’agosto è stato prodigo di bufale e questioni di lana caprina, quelle che ormai volano tra le maglie larghe della rete e plagiano animi e coscienze dell’utenza. Quella che più ci ha colpito è stata quella che ha visto coinvolto in museo archeologico napoletano in una petizione promossa da alcune associazioni e per giunta reiterata da alcuni politici con le loro interpellanze. A dire il vero siamo rimasti stupiti davanti a tanto polverone e da affermazioni pesanti e inconsistenti come le seguenti: “così da scongiurare la continua fuga di beni storici, archivistici culturali e artistici verso altre Regioni e altri Stati” (G. Saiello); “il succitato protocollo di collaborazione prevedrebbe una cessione temporanea di due anni di parte dei tesori archeologici di Pompei ed Ercolano …”; “… si è deciso di cedere al comune di Comacchio …” (L. Gallo); o ancora: “L’accordo prevede un ‘prestito’ di due anni, che potrà essere rinnovato (salvo trasformarsi poi in donazione)”; “… nell’ottica di fermare lo scempio dell’ennesima ‘ruberia’…” (B. Giardiello). Lascia quindi perplessi l’inutilità del far nascere una polemica là dove, oltre al buon senso sarebbe bastato andarsi a leggere la normativa nazionale in materia di beni museali (D.L. 22 gennaio 2004, n°42/art. 52,54, 64bis, 65, 66,73,74) o quanto meno, come noi abbiamo fatto, andare alla fonte, per chiedere ragione dei fatti. A seguire l’intervista a Paolo Giulierini Direttore del MANN.

Il 27 luglio scorso veniva pubblicata su change.org una petizione dal seguente titolo: “Diciamo NO a Comacchio come succursale del Museo Archeologico di Napoli” per iniziativa della giornalista Barbara Giardiello e suscitando l’indignazione popolare per una paventata ma non meglio specificata fuga di opere d’arte verso il museo Bellini di Comacchio. La petizione non pare abbia riscosso il credito voluto, anche per la sua impostazione più emotiva che informata ma le conseguenze scaturite sono state notevoli, tra le quali un’interpellanza parlamentare e una mozione al Consiglio Regionale della Campania. Qual è la sua reazione davanti a tutto ciò?

«La prima riflessione ora che la acque si sono placate è che, al di là delle prerogative e delle competenze di ciascuno, se si vuole fare una corretta informazioni si deve risalire alla fonte diretta, non basarsi su blog o articoli di giornale che possono deformare, spesso anche con titoli poco meditati le notizie. La seconda riflessione è che spesso i social sono terreno di innesco di meccanismi non controllabili che poi finiscono per portare in Parlamento, che mi pare abbia già molto lavoro, problemi inesistenti in quanto la notizia della fuga di opere era falsa.»

Per quel che riguarda la petizione e le rimostranze dei politici entrati in questione, sembrano esserci due capisaldi, uno pare essere quello della confusione creatasi tra la durata del protocollo d’intesa tra il MANN e Comacchio e la reale durata del prestito per le esposizioni. L’altro è invece quello relativo alla mancata pubblicazione del documento originale del suddetto protocollo, cosa fatta notare dalla stessa Giardiello e dall’On. Luigi Gallo nella sua interpellanza del 5 agosto scorso. Può chiarirci queste due questioni per favore?

«Il Mann organizza, in Italia e nel mondo oltre 70 mostre l’anno. A queste si aggiungono prestiti di singoli oggetti. Nessuno negli ultimi 10 anni ha mai chiesto di vedere un solo protocollo per i prestiti di queste mostre. Noi abbiamo da poco rinnovato il sito internet ma normalmente nel sito sono pubblicati i bandi e gli impegni di spesa. Nel Caso di Comacchio il protocollo era di durata biennale. Si stabilisce che nel 2017 ci sarà una mostra della durata di 3 mesi. Così ugualmente nel 2018. Tra l’altro Comacchio per organizzare le due mostre chiederà prestiti anche ad altri soggetti. Non capisco perché ci sia questa preoccupazione su Comacchio e non per mostre che vanno a New York, Singapore, Rio, Shangai, Tokyo o, per parlare di Italia, Vicenza, Roma, Crotone. Non capisco poi perché si sia parlato di tesori di Ercolano, collezione Farnese, quando la prima mostra ha per tema la scrittura nel mondo romano e i prestiti devono essere ancora concordati ma saranno un numero molto limitato. Non voglio nemmeno commentare poi i ragionamenti di chi ha detto che così sfavorivamo Ercolano rispetto a Comacchio in quanto entrambe candidate a città della cultura. Le nostre concessioni di prestiti rispondono a requisiti tecnici: progetto scientifico, garanzie di sicurezza e così via, non certo a valutazioni politiche. Tra l’altro il migliore sponsor per Ercolano è proprio il MANN con la villa dei Papiri, la statuaria, le pitture parietali ed i reperti conservati nel nostro museo.»

Nell’interrogazione dell’On. Gallo, così come nella mozione dell’On. Saiello e nella petizione della Giardiello prevale il forte timore di una “fuga di beni storici”, menzionando tra l’altro, quanto accaduto nel 1921 con la restituzione di 121 dipinti della collezione Farnese a Parma. Se non erro i beni museali sono inalienabili e questo per legge, ci conferma una volta per tutte l’inconsistenza di tale eventualità?

«Per rispondere alla sua domanda basta leggersi il Codice dei Beni Culturali. Sono veramente sorpreso di tutto questo allarmismo per una cosa che non può verificarsi per legge. Siamo fortunatamente in uno Stato di Diritto. Ed io sono un Dirigente statale che risponde alla Legge ed al Ministero. Mi pare che il periodo in questione, il 1921, rimandi a momenti molto più foschi. Insomma non si può invocare il passato per descrivere il mondo di oggi.»

Nell’interrogazione dell’On. Gallo si accenna, tra l’altro, alla sua incoerenza rispetto alle dichiarazioni fatte su La Repubblica del 6 ottobre 2015 e riguardanti gli allestimenti entro le mura del MANN delle opere in deposito, e ipotizzando una sorta di rotazione. Ci chiarisce questa cosa?

«Non esiste alcuna incoerenza. Il Museo di Napoli riapre, con il mio arrivo, dopo soli 10 mesi, l’intera sezione Egizia, la sezione epigrafica e la sala dei culti orientali. Nel 2017 apriremo la collezione della Magna Grecia e nel 2018 tutta la statuaria campana. Ha un patrimonio di oggetti di deposito di cui parte sono esposti in mostre continue presso il Museo (ora ad esempio abbiamo Mito e Natura e i Campi Flegrei), parte sono prestati in mostre e parte sono fatti visitare in giornate particolari durante l’anno. Esiste quindi un uso ponderato e corretto dei depositi, un’altra parte dei quali è esposta nella teca vetrata nella parte posteriore dell’edificio. Da noi i depositi generano eventi, mostre, introiti ingenti: 2 milioni di euro solo quest’anno, più dei biglietti. Nessuno c’era mai riuscito fino ad ora.»

Infine, e se vogliamo trovare del buono in tutta questa storia, emerge la necessità e di sicuro l’opportunità, di trovare una degna sistemazione alle tante opere sconosciute e custodite nei depositi dell’Archeologico; cosa ne pensa quindi della proposta che pure ha accompagnato la controversia, di allestire un museo archeologico presso palazzo Fuga? Un’idea senz’altro interessante …

«Mi pare che se si vuole parlare di un progetto, più o meno percorribile, non si strumentalizzano o inventano cose ad arte per poi portare l’attenzione su Palazzo Fuga. Prima di tutto occorre rispetto per un Direttore che da quando si è insediato ha ascoltato tutti ed è stato collaborativo con tutti. Quindi in primis gradirei da parte di tutti i soggetti almeno delle rettifiche puntuali per aver sollevato un caso inesistente. Non si tratta della mia persona, si tratta di fare una pessima pubblicità al Museo che è in pieno rilancio ma soprattutto alla città. Se ci saranno le condizioni, gli interlocutori adeguati (a partire dal proprietario del Palazzo ecc.) noi collaboreremo sicuramente. Vede a noi piace lavorare a testa bassa, senza proclami. Noi siamo gli unici che abbiamo pubblicato il Piano strategico quadriennale che è anche on line. E le assicuro che chiunque legga quello che facciamo e faremo non potrà non riscontrare che forse a Napoli è arrivato un vero amico della città e del Meridione, uno che parla con i fatti e non di fatti mai accaduti, uno che alla fine di ogni anno è disposto a farsi esaminare: ma sulle cose fatte, non sulle cose inventate. Mi lasci esternare tutta la mia preoccupazione per documenti presentati in Parlamento senza nemmeno un minimo di confronto diretto con me. Ma forse questo confronto avrebbe fugato ogni dubbio e, di conseguenza, avrebbe bloccato un’azione che comunque e ad ogni costo si era deciso di fare.»

La petizione

Il protocollo d’intesa

La mozione

L’interrogazione