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«Non avevo capito niente»: viaggio nella testa di un uomo comune, con Diego De Silva

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Si chiama Vincenzo Malinconico ed è un avvocato napoletano che, per riempire le sue giornate, finge di lavorare: il personaggio protagonista di quest’opera che porta la firma di Diego De Silva, scrittore, regista, sceneggiatore, ex avvocato e autore di numerosi romanzi, attraversa indenne, e simpatico, un’intera trilogia di successo. 

Un filosofo «al naturale».

Piccola premessa. Questo libro mi è stato consigliato e se chi lo ha fatto non vi avesse messo una certa dose di entusiasmo, la verità? Non se lo avrei letto.  Perché sono innamorata di un avvocato nato dalla penna di un altro autore e, un po’ come accade in amore, io proprio non me la sentivo di iniziare “una nuova storia”.  E invece poi l’ho fatto…fortunatamente.  Ecco appunto, ancora una volta, come spesso accade.

Vincenzo Malinconico, 42enne avvocato napoletano, del suo popolo porta dentro quella punta di umorismo, di sarcasmo, quella “ironia malinconica” con cui condisce ogni cosa nella sua vita, quella meravigliosa capacità di “ridere nei guai”, tanto per citare un cantante che mi piace tanto.

È molto probabile che in lui non troverete nessuno di così diverso da un vostro amico o addirittura da voi stessi. Scommettiamo che alla fine vi sarete rivisti molto più di quanto immaginavate? Vincenzo Malinconico, con la sua inettitudine a prendere decisioni nella vita, è l’ex marito di una donna che ancora ama, la sua esistenza è divisa tra una casa e uno studio arredati con mobili Ikea a cui, simpaticamente, continua a riferirsi col nome di serie, padre biologico di uno solo dei suoi due figli, tenta di non perdere il legame che li unisce e, nel frattempo, tenta anche di accettare il nuovo compagno della moglie.
Soffre da morire per la solitudine di certe sere, quando uno torna a casa e c’è solo il rumore del frigorifero (mezzo vuoto) ad accoglierlo. Semi impegnato in un lavoro che non lo gratifica, passa la maggior parte del tempo che dovrebbe dedicare al lavoro a
inventarsi occupazioni che gli somiglino perché, come lui stesso si definisce, è «uno dei tanti nuovi poveri occulti. Quelli che non lo diranno mai. Quelli annichiliti dalla dignità e che in nome di questa si rovinano la vita». Quelli che a volte sono costretti a scendere a compromessi con realtà dalle quali al contrario scapperebbero e che, paradosso dei paradossi, sembrano proprio queste offrir loro l’opportunità per dimostrare quanto valgono, dimostrarlo soprattutto a loro stessi. Quelli che sembrano accettare tutto di questa società che spesso proprio non va e invece poi hanno moti di rabbia, di stanchezza. Se vi dicessi che nonostante tutto, riderete tanto, ci credereste?

È proprio sul confine tra il drammatico e il «ridiamoci su» che è stato pensato questo personaggio.

Agli uomini: alla fine vi sembrerà di aver trovato un amico con cui facilmente vi verrà da parlare di tutto: lavoro, donne, musica o camorra ad esempio.

Alle donne: alla fine avrete la sensazione che qualcuno vi abbia regalato un biglietto per fare un giro nella testa di uomo, un uomo reale, niente supereroi (quelli li inventiamo noi!), un uomo con una valanga di insicurezze e di dubbi ma capace di farvi sorridere, un
uomo perdente forse a volte, ma alla fine neanche tanto.

Diego De Silva, scrittore, ex avvocato napoletano, ha dato vita a una sorta di trilogia, seguono infatti «Sono contrario alla emozioni» e «Mia suocera beve». Io non vedo l’ora di leggerli.

«Ma voi donne, possibile che siete sempre attratte dalle menomazioni? Insomma, uno si fa un mazzo tanto così per sembrare promettente, affidabile, convinto delle cose che dice; studia, lavora, fa carriera, va in palestra, si veste alla moda, si rovina la vita insomma, e poi che cosa gli confidate quando decidete di dargliela? «Non mi piacciono gli uomini belli»; «La tua pancia mi dà sicurezza»; «Le tue gaffes sono adorabili…E che palle. Almeno ditelo prima».