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Non fateli studiare!

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Spulciando fra le mie vecchie carte, mi sono casualmente imbattuto in questo “scritto” (non saprei proprio come altro definirlo). L’ho trovato gustosamente ironico (forse troppo?). Non so neppure se l’ho scritto io, visto lo stile narrativo distante dal mio; so due cose: è abbastanza vecchio (era scritto “a macchina”) e l’umorismo “cattivo” che lo permea pare proprio il mio. Ve lo propongo invitando l’eventuale autore, nel caso non fosse mio (!), a farsi avanti per ottenere le dovute, per quanto improbabili, scuse.

 

 

Ecco il pezzo

Non aveva un bell’aspetto.

Il cappello da fata era tutto ripiegato. Come avesse sopportato colpi e pesi nel corso degli anni. Poi, gli andava stretto, ma non come se la “donna” stesse indossando un oggetto non suo; piuttosto sembrava che stringesse la testa come si fosse ristretto quando già lo indossava. Il tulle dell’abito appariva scolorito, ma pulito.

Ma tutto ciò solo se la si guardava attentamente, tralasciando di soffermarsi sul suo sguardo, divertito e indisponente.

Era seduta su una vecchia sedia, ma sedia da Re. Più esattamente, sul sedile c’era un libro (per carità non chiedetemene il titolo) ed il suo didietro fatato vi si poggiava sopra, con apparente soddisfazione. La camera da letto era sontuosa, in pieno stile reale.

-Maestà, sono la fata della cultura -.

Il Re guardava lo strano essere senza apparente curiosità, se non quella di domandarsi come era riuscita ad entrare.

-Ho scoperto che lei è analfabeta. Ma io la migliorerò-

Si alzò e cominciò ad avvicinarsi, trascinandosi indietro sedia e libro.

Il re non parve particolarmente preoccupato, ma un’ombra di fastidio gli attraversò il volto.

-Ma a cosa vuoi che mi serva, saper leggere? – esclamò.  –Ho regnato con saggezza ed ho riempito le casse dello Stato, nonché le mie; inoltre, il mio popolo è ricco e soddisfatto. –

-Ricco? Soddisfatto? Non ti pare di aver tralasciato qualcosa?

-E cosa? – incalzò il re – ognuno di essi, maschi e femmine, gode della massima libertà. –

-E i valori? La conoscenza? Il saper volare mentre strisci, e il sentirsi sazio, da digiuno, per ciò che sai o stai imparando? L’essere così lontano dagli altri, liberi nella capacità di elevarsi ed annullare il proprio corpo non accostandolo, ma fondendosi con quello degli altri?

La fatina si avvicinava lentamente ed a ogni passo, la sedia strideva sul pavimento lucido.

Il re iniziò a preoccuparsi, le cose che quella “donna” diceva erano a lui sconosciute e inquietanti, e per lui paurose. – E l’Universo, lo hanno? Lo conoscono? – Lo stridio non faceva che aumentare la sua paura.

-Con scienza e conoscenza aumenta la Sapienza- iniziò a cantilenare la fatina.

Arrivò, così, al letto dell’anziano sovrano. Prese il libro e cominciò ad insegnargli.

Alle prime parole, il re iniziò a dimenarsi fino a che, con le gambe, fece volare via il libro, che gli ricadde pesantemente sulla testa.

E nessuno dei migliori medici del regno riuscì, con l’autopsia, a capire come era morto Sua Maestà: paura? Trauma cranico?

Anche la fatina espresse un suo giudizio: -troppo vecchio – disse – per imparare! –

 

Fonte foto : rete internet

 

 

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