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Operazione «The Queen», il gip: «Per i politici era condotta abituale». Cantone (Anac): «Un quadro molto brutto».

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Quanto emerso dalle indagini che hanno portato a 69 provvedimenti di custodia cautelare sarebbe solo l’inizio, oltre che la dimostrazione che il «sistema» di corruzione e appalti si adegua di volta in volta ai mutamenti della politica.   Per il gip del Tribunale di Napoli Federica Colucci, che ha firmato la poderosa ordinanza di oltre 1500 pagine, le gare illecite scoperte costituiscono solo «la punta dell’iceberg». «Ho cominciato a leggere l’ordinanza, il quadro che emerge è molto brutto – dice il presidente dell’Autorità Anticorruzione Raffaele Cantone – Poco dal punto di vista dei fatti mafiosi ma moltissimi episodi di corruzione con una presenza molto vasta di una politica locale del mondo delle professioni. Un quadro tutt’altro che bello, resta l’aspetto peggiore di una politica locale che continua a occuparsi di gare pubbliche secondo le peggiori tradizioni».

Per quanto riguarda il rischio di reiterazione dei reati, il gip, in riferimento alla posizione degli imprenditori Alessandro Zagaria, Pasquale Garofalo e Mario Martinelli, ai quali è contestata la partecipazione al clan dei Casalesi, evidenzia che «la condotta contestata ai tre è di lunga durata e si tratta della partecipazione ad uno dei clan camorristici più potenti d’ Italia». «Va ancora una volta ribadito – ha aggiunto – che il ruolo degli imprenditori nei clan non va in alcun modo sottovalutato. Il loro ruolo invero non è fungibile; non può essere assunto da un qualunque ‘stipendiato’, ma presuppone la capacità imprenditoriale, le possidenze mobiliari ed immobiliari, i contatti politici, amministrativi e professionali. La quantità di appalti ottenuti e l’impero economico creato grazie alla affiliazione da un lato ed il ricorso a sistematiche condotte corruttive dall’ altro, dimostrano personalità assolutamente spregiudicate». Quanto a Guglielmo La Regina, ritenuto il dominus del sistema illecito, «il rischio di reiterazione dei reati è più che concreto: è una certezza». Le intercettazioni «evidenziano la sua centralità nel sistema da lui stesso ideato, che lo vede diretto interlocutore di centinaia di conversazioni volte a stipulare ed eseguire accordi corruttivi e manipolare gare per garantire le aggiudicazioni alle ditte sponsorizzate dai politici di turno, a dimostrazione di una personalità assolutamente trasgressiva, del tutto indifferente ai precetti penali. Talmente indifferente da non avere alcuna remora a mettere il suo sistema illecito a disposizione del clan dei Casalesi». I professionisti che si sono affiancati a La Regina hanno agevolato «con il loro nome o la loro effettiva prestazione professionale, la partecipazione a gare il cui esito era ‘pilotato». Ed i Commissari «si sono prestati, in vista di futuri incarichi o altre utilità o di rapporti di collaborazione professionale, a manipolare le aggiudicazioni degli appalti pubblici, finanche di fronte ad esposti anonimi che hanno puntualmente previsto chi avrebbe vinto». I presidenti dei Consigli degli Ordini professionali «non hanno esitato a comunicare nominativi compiacenti, talvolta in cambio di favori, nelle gare, e deve presumersi siano avvezzi a tali condotte». «Certamente abituale – scrive ancora il gip – appare la condotta tenuta dai politici coinvolti; da un lato i politici regionali (Pasquale Sommese e Angelo Consoli, con i rispettivi alter ego, Antonello Sommese ed Alessandro Gentile) hanno gestito i finanziamenti regionali secondo le loro esigenze di natura economica ed elettorale». Dall’altro i sindaci, gli assessori, i dirigenti pur di accedere a tali finanziamenti si sono prestati ad aggiudicare le gare ad imprese ed a professionisti designati».  Il giudice cita infine una intercettazione di una conversazione tra La Regina e Martinelli del 4 giugno 2015, dopo le elezioni regionali, quando «i riferimenti politici sembrano cambiati». Il colloquio «dimostra la loro capacità di adeguarsi ai mutamenti politici».

Il sistema sarebbe di quelli collaudati: i sindaci degli enti interessati ad un finanziamento regionale si rivolgono a La Regina, su consiglio di alcuni loro amici imprenditori, affinché questi possa poi garantire il finanziamento dell’opera grazie all’appoggio di Sommese. Lui si impegna a garantire il finanziamento dell’opera (proponendo in Giunta Regionale la finanziabilità delle aree da cui provengono i sindaci) ed in cambio ottiene denaro e sostegno elettorale. «Talvolta, poi, Sommese indica il nome dell’imprenditore che deve eseguire i lavori pubblici che ha fatto finanziare. In questa seconda fase subentra di nuovo La Regina «il quale, grazie agli accordi con taluni esponenti dei consigli professionali territorialmente competenti o con le conoscenze in ambito accademico, riesce a suggerire i nomi dei componenti delle commissioni di gara agli enti appaltanti e costoro, a loro volta, aggiudicano gli incanti alle ditte che lo stesso La Regina indica loro come vincitrici. Tutto ciò, in cambio di denaro o incarichi da corrispondere ai sindaci, ai funzionari degli enti appaltanti ed ai commissari di gara».

Tra i colletti bianchi eccellenti coinvolti nell’inchiesta e sottoposti agli arresti domiciliari figurano, tra gli altri, anche i vertici dell’epoca della Mostra d’Oltremare di Napoli, il direttore Paolo Stabile e il presidente Andrea Rea, e il soprintendente ai Beni Archeologici della Campania Adele Campanelli. I tre sono chiamati in causa per lo stesso episodio, i lavori relativi alla realizzazione dei padiglioni 7 e 8 della Mostra d’Oltremare. Ancora una volta l’accusa individua in Guglielmo La Regina il promotore della corruzione e nell’ex assessore regionale Pasquale Sommese la sponda politica che dà il via alla realizzazione dell’opera. Per gli investigatori, La Regina una volta avuta da Sommese l’indicazione della ditta da favorire, contattava i vertici dell’epoca della Mostra d’Oltremare, il direttore Paolo Stabile e il presidente della Mostra Andrea Rea, affinché garantissero a loro volta l’aggiudicazione della gara alla ditta indicata. Al soprintendente Campanelli, invece, viene contestato di aver chiesto a La Regina il conferimento dell’incarico di progettazione archeologica per un tecnico di sua fiducia (il professore Antonio De Simone, archeologo) e l’incarico relativo alla progettazione di una parte del progetto per la ditta Percorsi di Luce in cambio del parere favorevole dal punto di vista storico architettonico sul progetto stesso. Sul versante della politica, tra i destinatari di una ordinanza di custodia cautelare in carcere c’è anche l’ex consigliere regionale dell’Udc Angelo Consoli. L’ipotesi accusatoria è di corruzione nell’ambito della gara denominata Le Porte dei Parchi. In particolare secondo la procura in cambio del sostegno ricevuto per il finanziamento dell’opera, Guglielmo La Regina e Mario Martinelli, aggiudicatario della gara, promettevano all’esponente politico dell’Udc (all’epoca compagno di partito di Sommese) sostegno elettorale per diverse centinaia di voti in occasione delle Regionali, il pagamento delle spese per il comitato elettorale ed alcune somme di denaro (almeno 5000 euro). Provvedimento di custodia cautelare in carcere anche per i sindaci di due comuni del Casertano: quello di Riardo Nicola D’Ovidio e quello di Aversa, Enrico De Cristofaro.

Ma ci sono, tra i destinatari delle ordinanze, anche l’ex sindaco di Pompei Claudio D’ Alessio e l’ex primo cittadino di San Giorgio a Cremano, Domenico Giorgiano, entrambi ai domiciliari.