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Ottaviano: gli alunni dell’I.C. “D’Aosta” raccontano, in modo creativo, la storia della “donna ottajanese” tra Ottocento e Novecento

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Martedì 6 giugno, mostra di documenti e immagini allestita da alunni e docenti sulla storia sociale della “donna ottajanese” nella seconda metà dell’Ottocento e nei primi decenni del Novecento. L’Istituto pubblica una splendida “plaquette” “a due visioni”: una è la visione storica rigorosamente costruita sugli atti, l’altra è il creativo racconto che quel passato ispira all’immaginazione dei ragazzi.

Qualche tempo fa, prendendo spunto dal romanzo di Susan Sontag “L’amante del vulcano” e dall’abitudine della brigantessa Luisa Mollo di indossare, nel 1861, non la gonna, ma i pantaloni, Carmine Cimmino pubblicò sul nostro giornale un articolo che esaminava e commentava un quesito: e se il Vesuvio fosse femmina? Questa domanda è diventata il titolo di un progetto che ha sollecitato gli alunni delle classi 2aB, 3aB e 3aD dell’Istituto Comprensivo “D’ Aosta” a svolgere ricerche sul ruolo della donna a Ottajano nella seconda metà del sec.XIX e nel primo ventennio del sec.XX, con particolare riferimento ai mestieri, all’istruzione, all’igiene. I risultati di queste ricerche sono stati pubblicati in mostra martedì 6 giugno, nel cortile dell’Istituto, attraverso un’esposizione di testi, di copie di fotografie d’epoca e di quadri, e anche di disegni originali. Gli alunni sono stati guidati, nell’attività, dalle docenti Patrizia Arpaia e Filomena Menichini, ma un progetto così complesso può essere sviluppato solo attraverso la collaborazione di tutti i docenti delle classi coinvolte.
Il Dirigente prof. Michele Montella ha confermato che il progetto rientra nelle scelte strategiche dell’Istituto, che considera come obiettivo primario la conoscenza concreta della storia, delle tradizioni e del patrimonio culturale di Ottaviano e di un territorio che non ha uguali, il Vesuviano: la storia del” luogo” in cui siamo nati e viviamo influisce inesorabilmente, in ciascuno di noi, sui modi di vedere le cose e sul sentimento dell’identità civica. Carmine Cimmino ha condiviso le considerazioni espresse dal Dirigente e ha elogiato la coerenza e la organicità dei testi pubblicati in mostra e del corredo iconografico: questa coerenza e questa organicità, ha notato il prof. Cimmino, sono splendidamente registrate nella elegante “plaquette” che, nell’introduzione, il Dirigente definisce “un libro a due visioni”, una che guarda al passato di Ottajano, l’altra “che prospetta la rielaborazione creativa di quel passato, rivissuto dai ragazzi, affinché possano riappropriarsene, amandolo dell’amore di cultura che solo feconda un popolo.”.
E cosi, ispirandosi alla storia vera dei vignaioli ottajanesi, degli osti, della lussureggiante ricchezza degli orti e delle vigne, un allievo ha immaginato e descritto i contadini che “si muovono per le strade della città di Ottajano dignitosi come i “galantuomini” e molti di loro portano alla cintola la roncola, con la naturalezza del cavaliere che porta la spada. In tutta la provincia ci sono pochissime taverne in cui una donna può entrare senza suscitare lo scandalo dei clienti. Una di queste è la taverna del Vallo”. Le pagine della Serao e fotografie interessanti raccontano la vera, terribile storia dell’eruzione del 1906, e del rischio che Ottajano corse di essere cancellata per sempre. E’ una vicenda esemplare, che il prof. Cimmino ha raccontato in un suo libro. Quando Vittorio Emanuele III arrivò nel paese, a piedi, sotto la pioggia di cenere, e vide le rovine, pensando che la vita non sarebbe più tornata tra quei mucchi di macerie e nella terra bruciata dal fuoco, decise di trasferire per sempre gli Ottajanesi nel basso Lazio e perciò ordinò che i soldati minassero le case che erano rimaste in piedi. Ma quando i soldati incominciarono a piazzare le mine in contrada Rosario, vennero all’improvviso circondati dagli Ottajanesi armati di fucili e di forconi. Erano pronti a farsi massacrare, ma non avrebbero mai abbandonato la loro terra: e le donne stavano in prima fila, pronte a tutto. I professori dell’Istituto Agrario di Portici e Amedeo d’Aosta convinsero il re a ritirare il decreto, spiegandogli che dopo un paio di anni le vigne e i frutteti sarebbero rifioriti più rigogliosi di prima.
La società di Ottajano era, nel periodo di cui gli alunni si sono occupati, sufficientemente articolata: c’erano donne imprenditrici, le figlie dei ricchi borghesi frequentavano collegi napoletani, per le ragazze di umili condizioni funzionava, con risultati di scarso rilievo,in verità, qualche “scuola femminea”, c’erano “vammane”, ma anche levatrici professioniste, le ostesse erano personaggi socialmente influenti, le donne “povere” lavoravano la terra, facevano le “tabacchine”, raccoglievano, purgavano e tessevano il lino e la canapa, giravano per le case a lavare e a pettinare le chiome e a “inciarmare”, ancora, “incantesimi e fatture”, a combinare matrimoni. Questa ricca e varia umanità ha ispirato ai ragazzi interessanti spunti di narrazione creativa. Maria passa la giornata “ a scavare piccole buche per poi piantarci i semi del melo” e “Susetta la fattucchiera sfrutta l’ignoranza della gente la quale crede che, attraverso dei riti, io sia in grado di tirare degli scongiuri e di allontanare la sfortuna”, e di influire sull’esito di un’asta pubblica. La vecchia “vammana” Giuseppina Ascione, che da tempo non esercita più il mestiere, una sera tempestosa ritorna al lavoro per aiutare una giovane sposa che è prossima al parto. La madre della partoriente ha già preparato tutto l’occorrente: “l’acqua calda, il rosmarino e il timo con il quale la vammana pulirà il bambino appena nato, il sapone fatto con il mosto del vino con cui, secondo la tradizione, profumerà il corpo della donna, perché il mosto del vino è simbolo e augurio di fecondità.”.
Credo che quello realizzato dagli alunni dell’I.C. “ D’ Aosta” sia un progetto notevole, nell’impostazione e nei risultati: si percepiva, nelle parole del Dirigente e dei docenti, e nell’attenzione dei ragazzi l’orgogliosa consapevolezza di aver “costruito” qualcosa che ha lasciato, in ognuno, segni preziosi.