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Ottaviano, la “Leslie 122 Cover Band”: la musica come modello del vivere, quando l’armonia e’ fatta di molti ritmi

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  • Gli amici della “band”, che si esibiranno domani sera a Ottaviano, in piazza Piediterra, conducono una ricerca musicale di alto profilo culturale, perché, ripercorrendo i successi dei grandi gruppi nazionali e internazionali, riscoprono la forza evocatrice della musica, capace di riportarci nei “luoghi” della nostra storia, personale e collettiva, e di consentirci l’approdo nelle terre meravigliose dell’immaginazione.
  • Mimmo Annunziata al sax, Mario Annunziata al basso, Luigi Carbone alla chitarra, Gaetano Napolitano alla batteria, e poi Antonio Palazzi, che è la voce, al pianoforte e alla tastiera, e la meraviglia dell’organo Hammond affidato alle mani di Felice Costagliola: diceva Martin Lutero che non ci può essere animo cattivo, là dove cantano gli amici. E aggiungeva Fernand Léger, uno dei padri del Cubismo, che il limite della pittura è dimostrato dal fatto che non c’è sinfonia di colori che possa rappresentare una sinfonia di note. Gli amici della “Leslie Cover Band” non fanno i musicisti di professione, vengono da esperienze diverse di lavoro, cercano nella musica le note che danno senso al mondo, esprimono attraverso la voce degli strumenti i ritmi di cui è fatto l’animo di ciascuno di noi: se hanno ragione i filosofi antichi, e se ha un significato il fatto che un mio amico, quando ascolta Unchained Melody, è costretto a sedersi e a combattere con la commozione.
    Nella fotografia pubblicata in appendice gli amici della “band” hanno scelto come corredo scenografico una sacca di palloni e attrezzi da cucina. Il messaggio è chiaro: il nostro è un gioco – i palloni-, in cui cercano la sintesi caratteri e sensibilità diversi, come diversi sono gli ingredienti che vanno a costituire l’unicità e l’equilibrio di un piatto ben cucinato. Oppure, a voler giocare con le metafore, per salire sulle vette dell’arte bisogna partire dai luoghi ove si manifesta il “quotidiano”: i cortili, le piazze, le cucine. In piazza Pediterra gli amici della “Leslie Cover Band” si esibiranno domani sera, a partire dalle 22.30, all’interno di una festa che resta un momento speciale della storia di Ottaviano, perché si collega a un culto antico, quello della Madonna della Salute, e alla tradizione di fuochi di artificio particolari, le “palomme”. Domenico Cutolo, presidente del “Centro Storico”, l’associazione organizzatrice, ha preparato un programma musicale a più voci: la musica popolare, la musica neomelodica, la musica colta della “Leslie122”. Merita veramente tutti gli intensi applausi, che la piazza, pur senza essere sollecitata, gli tributerà. Certamente.
    Nella festa dedicata alla Madonna della Salute la “Leslie 122 Cover Band” suonerà la più bella canzone dei Pink Floyd, quella “ Comfortably Numb”, in cui la giovane rockstar, poco prima di un concerto, si sente male e confessa al dottore di non essere più in grado di combattere il torpore dell’abulia in cui è scivolato. Non mi meraviglio del fatto che la musica di questo brano ha incantato gli amici della Leslie Band. La base musicale è un flusso uniforme di toni piatti, che suggerisce l’immagine di una monotona pianura, in cui anche l’orizzonte è fermo, e remoto. Ma poi intervengono le variazioni delicate e intense della chitarra, e a poco a poco gli spazi si aprono, e il leit-motiv si colora di tocchi di luce e di grumi d’ombra, di guizzi come di rosso, e di squarci come di rasserenante azzurro: la stanchezza si dissolve in un soffio di razionale speranza. E’ una canzone “filosofica”, che va ascoltata, e forse riascoltata, in un silenzio pensoso: credo che sia, con “Shine On You Crazy Diamond” e con “Senza luce”, il manifesto culturale della nostra “band”.
    Con la prima – una lunga canzone – i Pink Floyd salutarono, nel 1975, il “pazzo diamante”, Syd Barret, che era andato via dal gruppo per l’incompatibilità dei caratteri. Il fascino metaforico di questa canzone sta nell’urto delle voci degli strumenti: pare che ognuno di essi voglia prendere il sopravvento sugli altri e respinga l’accordo, così come Syd, “il pifferaio, il festaiolo, il visionario”, non riusciva a “incontrarsi” con i membri del gruppo. Ma anche in questo caso la chitarra e l’organo – due voci antitetiche – compiono il miracolo, trovano il punto d’incontro, trasmettono l’immagine di un’amicizia assoluta che nel nome dell’arte volava molto più in alto dei conflitti della vita quotidiana. E poi c’è “Senza luce”, in cui i Dik Dik e Mogol tradussero nel 1967 la magia di “ A Whiter Shade of Pale” dei Procol Harum. Gli amici della “Leslie 122 Cover Band” la interpreteranno con una magistrale misura, che esalterà la centralità dell’organo, ma chiederà agli altri strumenti e alle voci di costruire, con delicato vigore, una rete di mobili corrispondenze, di toni “che vanno e vengono”: sono certo che gli interpreti riusciranno a far sì che ogni strumento, in un fraseggio, esprima il temperamento di chi lo suona.
    L’omaggio che la “Leslie 122 Cover Band” rende ai gruppi storici della musica italiana e internazionale non è solo un tributo alla nostalgia e un esercizio di tecnica strumentale: è un’operazione di raffinata cultura. La globalizzazione potrà demolire gli schemi economici e politici della democrazia e tentare di imporci solo la percezione del presente immediato, ma, come ha previsto Anthony Giddens, dovrà arrendersi alla forza evocatrice della musica che non solo ci riporta a “luoghi” veri, ma ci apre anche le terre dell’immaginazione. La ricerca della” Leslie Band” è un contributo importante per chi sente il bisogno di riflettere sui ritmi e sui toni dell’esistere quotidiano.

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