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Ottaviano: la “Scuola Viva” dei ragazzi dell’I.C. “D’Aosta” e il visibile splendore della città ideale

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I ragazzi dell’ I.C. “D’Aosta” raccontano la “città ideale” nel chiostro “G. Leopardi” della Chiesa del Rosario, dove ancora si conservano i “segni” delle idee e delle speranze. di generazioni di alunni del Ginnasio e del Liceo. Un luogo”calviniano” per una splendida lettura di un tema che Italo Calvino sviluppò nell’opera “Le città invisibili”. Il valore formativo di un progetto che ha sollecitato i ragazzi a ragionare per simboli.

Per tutto l’anno gli alunni dell’I.C. D’Aosta hanno “viaggiato” lungo un tema affascinante, il progetto e la costruzione di una città ideale che rispondesse puntualmente ai bisogni dei ragazzi nel segno della cooperazione, della riflessione, dell’arte, di valori assoluti e non effimeri. Questo progetto, che si intitola “La città dei tesori”, e che è stato finanziato con i fondi del Programma Regionale “Scuola Viva”, ha sollecitato i ragazzi a confrontarsi con un’arte” difficile, il ragionare per simboli, e non c’è chi non veda l’importanza culturale e l’efficacia formativa di questo confronto, soprattutto in un momento storico in cui i ragazzi – e non solo i ragazzi – sono minacciati dall’inganno di una “conoscenza” fatta di flussi confusi di nozioni, di informazioni, di immagini. Credo di poter dire che il tema del progetto rientra con naturale coerenza nell’ idea di cultura a cui si sono ispirati il Preside prof. Michele Montella e i docenti nell’impostare l’attività dell’Istituto. Lungo il “viaggio” i ragazzi sono stati guidati da una schiera di esperti: docenti dell’Università di Benevento, divulgatori scientifici dell’“Associazione Scienza Semplice”, i volontari del “Centro Letture Huck Finn”, di “Agorà”, della “Uildm”,dei “Vesuviers Pallacanestro”, dell’ “ Associazione Matematici per la città”, dei grafici di “Milagros”, e con loro la psicologa Anna Sara Cutolo dell’ Associazione “Psicologi in contatto”.
Mercoledì, 28 giugno, i docenti e i ragazzi hanno concluso “il viaggio” con una manifestazione in cui sono stati illustrati i sette quartieri dell’ideale città che i gruppi che partecipavano al progetto hanno disegnato e “costruito”. La “città invisibile” è diventata “visibile”: come “città sostenibile” che tutela l’ambiente e risolve magnificamente il problema dei rifiuti; come “città che racconta” la bellezza della Natura e quella della Scienza; come “città delle relazioni umane”; come “città che vive” pienamente il Parco del Vesuvio; come “città per cantare” che promuove l’arte e la creatività; come “città per comunicare” che sa usare le reti informatiche nel pieno rispetto della dignità di tutti e della verità e non lascia nessun varco al bullismo cibernetico; come “città per viaggiare”, in cui ci si muove in ordine, con facilità e in piena sicurezza. La città ideale ha dato tutte le risposte alle domande dei ragazzi, poiché, come dice Marco Polo a Kublai Kan nel prologo alla parte III delle “Città invisibili” di Italo Calvino, “anche le città credono di essere opera della mente e del caso, ma né l’una né l’altro bastano a tener su le loro mura. D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda”. Ma il prologo non finisce qui: di una città si gode forse “la risposta che dà a una tua domanda”, ma forse “anche la domanda che ti pone obbligandoti a rispondere, come Tebe per bocca della Sfinge”. Calvino, insomma, ci ricorda che non c’è progetto di città ideale che non parta dalla conoscenza piena della città reale: e sarebbe interessante vedere i ragazzi e i docenti dell’Istituto impegnati in questo viaggio “a ritroso” con la stessa intensa passione con cui hanno partecipato all’impresa di quest’anno.
La manifestazione del 28 giugno si è svolta in un “luogo” calviniano, il chiostro “G. Leopardi” della Chiesa del Rosario. Ottaviano non ha solo i palazzi signorili, le chiese e il patrimonio delle opere d’arte: ha dei “luoghi” che la storia degli uomini ha reso “spazi letterari”. Il chiostro “G. Leopardi” per un secolo è stato uno “spazio” riservato agli alunni del Ginnasio, prima privato, poi “pareggiato”, infine statale, e del Liceo Classico “A.Diaz”. Tra gli esperti che hanno “accompagnato” i ragazzi dell’I.C. “D’ Aosta” c’era anche Michelangelo Ambrosio, fisico, protagonista di primo piano della ricerca scientifica italiana, gloria autentica della nostra città. Michelangelo Ambrosio, allievo del Liceo “A.Diaz”, ha attraversato ogni giorno quel chiostro, con i suoi pensieri, i suoi progetti, le sue passioni, e l’hanno attraversato, in una compagnia simile, gli “alunni” Raffaello Causa, Franco Cammisa, Gerardo Montanino, Luigi Iroso, Gaetano Capasso, Salvatore Dota, e giovani che sarebbero diventati giuristi, medici, ingegneri, matematici, pittori, attori, politici e avrebbero lasciato nella storia del territorio il segno del loro sapere, delle loro idee, delle loro speranze. Le città non raccontano il loro passato, scrive Calvino, ma lo contengono “come linee di una mano, negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorrimano delle scale…” e perfino nei graffi che segnano gli oggetti.
Mi piace immaginare che i ragazzi e i docenti dell’I.C: “D’ Aosta” abbiano scoperto la loro città ideale anche seguendo le orme lasciate molti anni fa, in quel luogo “calviniano”, da altri ragazzi, mossi dalla stessa passione.