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Papà Pipita e il diritto di essere felice. Ma nulla è perduto nel calcio di Brignoli

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Il Napoli perde il primato e le chiacchiere fagocitano la normalità

Se Maurizio Sarri fosse morto prima di vedere Napoli e Juventus in maglia grigia e gialla non avrebbe mai visto il portiere del Benevento regalare all’ultimo secondo il primo punto in serie A alla sua squadra. Perché il calcio cambia, si evolve e si involve proprio come tutta la società. Si piega alle regole del business (che poi sono le stesse che consentono a Sarri di guadagnare oltre un milione di euro e, tra qualche anno se non addirittura l’anno prossimo, anche molto di più) ma resta uno sport pieno di fascino e passione, in cui Brignoli che esulta al Vigorito somiglia maledettamente al ragazzino che fa lo stesso nel campetto polveroso, se non addirittura nel cortile sotto casa.

Piuttosto, ad infastidire sono le chiacchiere sempre più esagerate: i commenti infiniti, il vociare degli addetti ai lavori che devono quasi per forza surclassare in ogni modo gol ed azioni. Si parla così tanto nel calcio, che si perde di vista la normalità: perché il Napoli che perde il primato per lasciarlo all’Inter dopo una sconfitta con la Juventus è davvero una cosa normale. Ci può stare, avrebbe detto Benitez.

Così come ci può stare la gioia del Pipita Higuain, goleador al San Paolo. Non doveva giocare ed ha recuperato. Viene fischiato da due anni e puntualmente risponde segnando. Ma, soprattutto, da qualche tempo, sa che diventerà padre. Conoscete uno più felice di lui? E pazienza (per l’ennesima volta, pazienza) se a farne le spese devono essere gli azzurri, i calciatori e pure i tifosi: lasciamo a Gonzalo il piacere di stare bene e concentriamoci sul futuro. Nulla è perduto nel calcio di Brignoli.