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PNV: cronaca di un disastro annunciato

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La piccola cronaca di un gruppo di volontari che ieri pomeriggio ha provato a dare il suo apporto allo spegnimento degli incendi vesuviani.

Siccome, come tradizione vuole, le notizie andrebbero prese alla fonte, così come l’apporto va dato possibilmente in maniera diretta, ci siamo ancora una volta recati su di uno dei principali focolai dell’incendio che ormai sta consumando macchia e pineta vesuviana almeno dallo scorso 5 luglio. Tre volontari che avevano a cuore le sorti del proprio Parco Nazionale e della propria Montagna, tre pale e un GPS che vanno a sporcarsi letteralmente le mani.

Ieri, 8 luglio, nella totale dimenticanza della situazione da parte delle istituzioni, siamo saliti sui luoghi dell’incendio divampato la settimana scorsa poiché a monte di quell’evento si alzava ancora una preoccupante cortina di fumo che lasciava presagire un altro pericoloso incendio. Del resto la siccità e il vento non possono fare altro che alimentare ulteriormente ciò che non è sotto controllo.

Area interessata il giorno 8/7/17

Superato il paesaggio lunare lasciato dalle fiamme del cinque luglio, che tra l’altro hanno portato alla luce la presenza di discariche estemporanee di materiale in prevalenza di risulta edilizio, ci inoltriamo nella pineta a valle della riserva Tirone Alto Vesuvio, il sentiero n°4 del PNV per intenderci, quello che conduce alla valle delle Ginestre. Lì scopriamo le prime fiamme che lentamente ma in maniera inesorabile consumano pini e lecci, trovando il loro combustibile nel secco e abbondante sottobosco.

Subito ci mettiamo all’opera, contattiamo verso le 17:20 il 115 comunicandogli le coordinate GPS per l’intervento aereo e indichiamo la necessità di inviare anche personale di terra per l’opera di rifinitura, necessaria affinché le fiamme non riprendessero il sopravvento.

Prontamente giunge un elicottero, credo che lo definiscano “il canguro” fornito di una pompa pescante con la quale preleverà l’acqua nel vicino bacino presso le baracche della forestale all’interno della riserva stessa. Una ventina di viaggi sembrano placare le fiamme ed immediatamente, nella vana attesa arrivino rinforzi, ci mettiamo all’opera per creare delle linee tagliafuoco per sbarrare la strada alle fiamme che si alimentavano ancora del sottobosco.

Purtroppo il nostro sforzo e quello dell’elicottero non sortisce gli effetti desiderati, a terra siamo troppo pochi e mal equipaggiati, là dove era arrivata l’acqua e là dove credevamo di aver spento il fuoco, questo si ripropone con maggior forza per l’estrema aridità del terreno e del sottobosco. Proviamo a contattare i VVF per rendere conto della situazione ma le linee sono intasate ed è praticamente impossibile entrare in contatto con loro; rinforziamo le linee e lavoriamo finché la luce non ci assiste ma la lotta è impari.

Con la colonna di fumo ancora alle spalle scendiamo a valle sconfortati come tre carbonai, tutt’intorno la vita segue regolarmente, l’agriturismo brilla con le sue luci ed accoglie i primi ospiti, la pizzeria più a valle è piena di gente e il parcheggiatore abusivo mi cazzea per la mia auto parcheggiata sotto al muro, gli rubava spazio per le auto degli clienti.

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