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Pomigliano, seconda fiaccolata per Giuseppe Di Marzo

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La manifestazione è prevista per sabato. La partenza è stata fissata per le 18,30 in piazza Pratola Ponte a Pomigliano d’Arco. Il corteo si snoderà tra le vie cittadine, per concludersi in piazza Giovanni Leone.   

Torneranno in strada per chiedere “verità e giustizia” i familiari e gli amici di Giuseppe Di Marzo, il 35enne ucciso la notte dello scorso 23 dicembre a Pomigliano d’Arco. Per la seconda volta in tre mesi. A gennaio la Questura vietò il corteo per motivi di ordine pubblico, ordinando che i manifestanti stazionassero all’esterno del parco pubblico “Giovanni Paolo II”.

“L’attenzione su questo caso non deve abbassarsi” afferma la sorella di Giuseppe, Imma. “La sensazione – prosegue – è che sull’omicidio di mio fratello si voglia far calare il silenzio”. La donna nutre dubbi anche sulla “lentezza” con cui stanno avanzando le indagini. “Ad oggi non sappiamo ancora nulla e l’assassino di mio fratello sta a casa e va pure a lavoro tre volte a settimana”. L’unico indagato per il delitto di Giuseppe Di Marzo è l’imprenditore Vincenzo La Gatta. Accusato del reato di omicidio volontario, dal giorno della vigilia di Natale è agli arresti domiciliari.

Sulla base degli accertamenti fino ad oggi condotti, Di Marzo è stato ucciso con un colpo sparato a bruciapelo contro la tempia sinistra, usando la pistola di proprietà di La Gatta. Giuseppe era in via Pratola da solo, a piedi, senza armi. Cosa ci facesse in quella zona periferica e isolata di Pomigliano a quell’ora della notte non è ancora chiaro. Secondo la versione dell’indagato, era andato a infastidire i clienti nel parcheggio del resort dell’imprenditore e amico con cui era giunto sul posto. La sorella Imma sostiene invece che era andato solo a farsi una passeggiata, che si era fermato nei pressi del resort – dove poi è stato ucciso – solo per l’illuminazione, e che sono rimasti a parlare al telefono per diverso tempo, fino a quando  non si è iniziata a sentire una voce, pochi minuti prima che morisse ammazzato. La donna inoltre riferisce della presenza di un altro uomo: “era in macchina, ad aspettare La Gatta e l’amico”.  La verità proveranno a stabilirla la magistratura e gli investigatori dell’Arma, con le indagini a cui stanno lavorando da mesi.