Pomigliano, trasferta dei lavoratori Fca a Cassino: il pianto della moglie di...

Pomigliano, trasferta dei lavoratori Fca a Cassino: il pianto della moglie di un operaio “bagna” il presidio in piazza

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Ieri in piazza Municipio si è tenuta l’assemblea pubblica promossa dal sindacato Si Cobas  per alzare la voce contro i trasferimenti provvisori a Cassino di circa 500 lavoratori dello stabilimento di Pomigliano della Fca. Il pianto della moglie di uno degli operai selezionati dall’azienda per la trasferta non è passato inosservato. Non molti i partecipanti al presidio. Il monito di Don Peppino Gambardella: «Città assente. Svegliatevi».

«Piango per il sacrificio di mio marito, che così non avrà più tempo per i nostri figli, per me, per se stesso», ha spiegato Maria. Il suo nome è di fantasia: per evitare problemi ha voluto mantenere l’anonimato. È arrivata in punta di piedi. È rimasta dietro ad ascoltare i primi interventi al microfono e ha iniziato a versare lacrime. «Mio marito dovrà partire alle 3 di notte e viaggiare tutti i giorni, un’ora e mezza all’andata e un’ora e mezza al ritorno. Come potrà vivere? Come tornerà a casa?», rifletteva con gli occhi gonfi e le lacrime che continuavano a cadere. Ha due bambini, il più grande ha 7 anni. Il marito ha 39 anni, da 16 lavora in Fiat. È iscritto al sindacato Fim-Cisl ed è uno dei dipendenti che l’azienda vuole impiegare a Cassino, dove bisognerà incrementare la manodopera per far fronte alla produzione dei nuovi modelli Giulia e Stelvio di Alfa Romeo. E, secondo quanto ha raccontato il lavoratore, non può rinunciare. «Non ci possiamo esimere dall’incarico – ha affermato il metalmeccanico – l’azienda potrebbe licenziarci. Al sindacato mi sono rivolto, ma mi hanno detto che non mi conviene rifiutare, altrimenti mi devo prendere le mie responsabilità. La lotta la dobbiamo fare contro sindacato e azienda, ma ci dovrebbe tutelare il Governo. Loro si comportano così perché lo Stato non si interessa di noi. Siamo ridotti a uno straccio. C’è un clima di paura, perché nessuno ci tutela». «Avrò circa 500 euro in busta paga in più, netti sono più o meno 380 euro», ha aggiunto. È un grido d’allarme, il suo, ma silenzioso, «perché – si è giustificato – ho dei figli da mantenere, un affitto da pagare di 500 euro e non posso rischiare di perdere il posto di lavoro». Sullo sfondo, intanto, proseguiva la manifestazione in piazza. Una cinquantina i partecipanti. «Siamo in pochi e questo ci deve far riflettere» ha dichiarato al microfono Don Peppino Gambardella, il prete operaio arrivato tra una messa e l’altra a portare il suo sostegno.

«La nostra città in passato ha dimostrato sempre grande sensibilità per le lotte operaie. Adesso è assente, distaccata, quello che avviene oltre i cancelli della fabbrica non è sentito. Eppure vi assicuro che nella mia chiesa c’è una lunga processione di operai che vengono a chiedere aiuto. Si deve suscitare un movimento di base, sociale». «Siamo piccoli, siamo pochi, dobbiamo integrarci – ha incitato il prelato – Noi vogliamo che i diritti vengano riconosciuti». Don Peppino poi ha concluso con un appello: «Svegliatevi. Se non c’è solidarietà non si riuscirà a sostenere le cause giuste». Le partenze cominceranno il 28 febbraio per i dipendenti di Pomigliano che saranno inseriti temporaneamente nell’impianto di Cassino, a Piedimonte San Germano.  Quel giorno con i loro pullman ci sarà anche quello del “no”, con a bordo familiari contrari alla trasferta. Lo ha annunciato ieri Mimmo Mignano, in qualità di rappresentante del Si Cobas. Il suo sindacato, che non ha delegati in fabbrica, non approva i trasferimenti provvisori decisi da Fca: ritiene che sia estenuante per i lavoratori e che rappresenti il preludio di uno smantellamento del sito napoletano. «Questa battaglia è dura ma noi siamo qui e mettiamo la nostra esperienza. Questo però non basta. Si deve mettere in moto una forza operaia della fabbrica», ha dichiarato Mignano che poi, rivolgendosi pubblicamente alle organizzazioni dei lavoratori che nello stabilimento dei delegati ce li hanno, ha chiesto la convocazione di un’ora di assemblea interna: «Devono spiegare cosa sta succedendo. Gli operai fino ad ora non avevano capito a cosa stavano andando incontro».

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