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Processo al clan, la Cassazione annulla sentenza d’Appello per Enrico Orefice e sua madre

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L’avvocato Rosario Arienzo

Appello da rifare per Enrico Orefice, sua madre Annunziata Casti (entrambi difesi dall’avvocato Rosario Arienzo) e per Giacomo e Amalia Carotenuto (assistiti dall’avvocato Giovanni Abet): furono tutti arrestati a maggio 2009 in un’operazione congiunta di polizia e carabinieri sfociata nella cattura di 64 presunti appartenenti a clan camorristici. 

Enrico Orefice, tra i componenti dell’omonimo clan che con gli Arlistico – Terracciano sarebbero stati federati fin dal 2005 in un unico gruppo che agiva tra Pollena Trocchia e Somma Vesuviana, finì in carcere insieme al fratello Raffaele e a Luisa Terracciano che era allora considerata dagli inquirenti la reggente dell’organizzazione camorristica. Ebbene, dopo il processo di primo grado (tribunale di Nola, luglio 2013), la IV corte d’Appello di Napoli disponeva per Orefice sette anni di reclusione, per sua madre Annunziata Casti 4 anni e otto mesi, come per Amalia e Giacomo Carotenuto. La sentenza, emessa ad aprile 2016, è stata annullata martedì 10 ottobre dalla VI sezione penale della Cassazione, dunque il processo d’Appello è tutto da rifare.

I quattro imputati erano tra i 64 arrestati nel 2009 nell’operazione che prese il nome di «Biancaneve», nato pare da un raccapricciante episodio: Vincenzo Sarno, anche lui destinatario delle misure cautelari nel 2009 con il fratello Giuseppe, avrebbe infatti commissionato un omicidio chiedendo al killer designato di portargli il dito indice della mano destra della vittima come macabro trofeo dell’esecuzione avvenuta, esattamente come la strega cattiva della favola, nella versione non edulcorata.