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Quando gli Ottajanesi onoravano San Michele con un piatto di pasta e piselli: i piselli della Zabatta e di Recupo…

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Dopo la “fame” dell’inverno i piselli costituivano per i contadini la prima fonte di guadagno. Il San Michele venerato a Ottaviano è il “garganico” Patrono dell’agricoltura e della Natura che a primavera si risveglia. La Zabatta e Recupo, luoghi “sacri” all’agricoltura ottajanese. I piselli “zimperinielli” e i vini di Recupo.

Il San Michele degli Ottavianesi più che il Giudice che armato di bilancia e di spada “pesa” i nostri peccati è il Protettore dell’agricoltura, è il Patrono “garganico” della Natura che si risveglia a primavera: da qui la decisione presa tre secoli fa, di celebrarlo l’8 maggio. Nell’ Ottocento il Patronato fu visto anche come concreta tutela dei confini del Centro Abitato: le carte dicono che nella processione dell’8 maggio il corteo percorreva anche un lungo tratto della via che oggi si chiama Pentelete, verso il confine con Somma, mentre in quella che si teneva il 29 settembre – e che venne gradualmente cancellata dalle autorità dell’Italia unita –  la statua di San Michele veniva portata fino alle prime case di San Leonardo. Ma è meglio non parlare di percorsi “sacri”: mi dicono che anche quest’anno la processione della Santa Croce non è arrivata fino al Palazzo Medici, e dunque sono indotto a credere che anche questo antichissimo rito sia destinato a scomparire, a ridursi a “memoria”.

Un amico mi chiede qualche notizia sul piatto “rituale” della festa di San Michele, la pasta e piselli. E’ una tradizione che nasce nella seconda metà dell’Ottocento, e che trovo radicata soprattutto a Ottaviano, anche se non è corretto parlare di certezze su un piatto che a maggio si presentava frequentemente sulla tavola dei contadini e degli “umili”  dell’Italia intera. Mi fa notare l’amico Giuseppe Miranda, che conosce e ricorda tutti gli usi e i costumi del nostro territorio, che la vendita dei piselli era, per i contadini ottajanesi, il primo affare di primavera, dopo che per tutto l’inverno “avevano fatto la fame”. A Ottaviano, i piselli si coltivavano alla Zabatta e a Recupo, là dove il pendio della montagna si addolcisce nel piano: Zabatta e Recupo, due luoghi sacri all’agricoltura della Ottajano che fu. “Zabàt” scrivevano spesso i notai e i funzionari comunali anche nell’Ottocento, indicando chiaramente che il termine aveva qualcosa in comune con lo spagnolo “zapato”, la scarpa grossa dei contadini, lo “zoccolo” di legno, la ciabatta. Quasi dieci anni fa scrissi che “tutti” i documenti, a partire dal Seicento, dicevano solo “Recupo” e mai “Recupe”: ma in seguito, in due atti notarili del primo Ottocento ho trovato anche “Recupe”: in ogni caso, le “due cupe”, immaginate da qualche storico locale, non c’entrano nulla, c’entra, invece, “recupeto”, che poteva indicare un rifugio, un luogo di riposo, e anche un banco di terra di risulta.

Quelli della mia generazione ricordano le contadine di Recupo e della Zabatta che, avvicinandosi la Pasqua, incominciavano a portare in piazza Mercato, a Ottaviano, e non solo il sabato, giorno del mercato “ufficiale” “‘e spaselle” di piselli: a piedi,“’a spasella” appoggiata sulla testa e tenuta da entrambe le mani. Qualcuna percorreva a piedi nudi la strada fino all’ incrocio di via Fontana, e qui si infilava gli zoccoli o le scarpe. Nei primi anni del Novecento l’alta qualità dei piselli di Recupo e della Zabatta venne attribuita da un professore dell’Istituto di Portici alla particolare struttura del terreno vulcanico, assai adatto alla coltivazione dei piselli nani detti “zimperinielli”. La terra di Recupo dava anche buoni vini. Nel 1961 Giuseppe Fiorito scrisse che erano notevoli i vini rossi di Ottaviano “specialmente quelli, particolari, conosciuti con i nomi di Cacciato e di Recupa, i quali sono fatti di aglianico con buone percentuali di tintore ed hanno un sapore e un profumo che ricordano un poco i vini piemontesi”.

Dobbiamo anche ricordare che secondo gli studiosi la civiltà contadina collega i legumi ai riti della morte e alla speranza della resurrezione, e questo potrebbe giustificare la relazione tra i piselli e il culto di San Michele, che a quei riti e a quella speranza è saldamente connesso.

Ma a Recupe e alla Zabatta si coltivano ancora i piselli?

 

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