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Salvini, Napoli e l’equilibrio di libertà mancate

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La vera domanda è: dove finisce la libertà dei napoletani di essere rispettati e dove inizia quella di Salvini di insultarli?

Si chiama Art. 21. No, non mi sto confondendo con il 31 ex duo di rapper oggi solo J-AX. 21, il numero è quello giusto ed è il numero dell’articolo costituzionale italiano che sancisce la libertà di espressione, e di pensiero prim’ancora, di ogni individuo esistente. È chiaro che la libertà di ognuno finisce dove inizia quella degli altri. È chiaro credo. Ora dalla teoria di educazione civica passiamo alla pratica, dall’articolo passiamo a Salvini, per capirci. Polemiche a iosa sulla sua venuta, polemiche a bizzeffe sulla sua andata. E in mezzo una città a ferro e fuoco. Chiariamo: l’articolo di cui sopra è sacrosanto, per tutti, persino se si chiamano Salvini. Ma la vera domanda è: dove finisce la libertà dei napoletani di essere rispettati e dove inizia quella di Salvini di insultarli? No, perché, la questione è tutta lì, è tutta nella compensazione reciproca di libertà: Matteo, l’omonimo, da un lato, Napoli, quella unica nel suo genere, dall’altro. La condanna agli scontri dei facinorosi è chiara, dovuta e scontata. È ovvio. Ma è altrettanto scontato dover ospitare un ospite per nulla gradito? Dove finisce la libertà di Salvini di invocare il Vesuvio a lavar Napoli come nei più beceri cori da ultrà avversari e dove inizia la libertà dei napoletani di ripagarlo con la stessa identica moneta? Non lo chiedo ai Napoletani che lo monetine gliele avrebbero lanciate, appresso però. Lo chiedo a chi lo ha voluto, a chi lo ha accolto, a chi lo ha ascoltato e applaudito. Ecco, loro sono sul serio incomprensibili, molto più di Salvini, che in fondo è un politico, e fa il suo mestiere. Ma i napoletani? Ecco chiediamolo a loro, a quelli che con l’accento napoletano della Sanità, poesia pura, gridano “Forza” agli incolori: impopolari in Patria, all’ombra del Vesuvio, non graditi nelle terre del torinese, e dunque eterni ignavi nel limbo delle italiane contraddizioni.