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Sant’Anastasia, «Blue Whale…non chiamiamolo gioco»: la psicologa Giliberti promuove un convegno sul «gioco dell’orrore».

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 Alle 17 di lunedì 5 giugno, nel Centro Studi Arco, si parlerà del macabro e mortale rituale che ha fatto già in Russia molte vittime tra gli adolescenti e che sta terrorizzando le famiglie italiane dopo un servizio della trasmissione «Le Iene».

Lo chiamano «il gioco dell’orrore», ma gioco non è. Piuttosto un macabro rituale, mortale, che arriva dalla Russia e che sta insinuando terrore e inquietudine anche nelle famiglie italiane dopo un servizio della trasmissione «Le Iene». Vi ricordate la «roulette russa», anche quello «gioco» dagli esiti letali e che consiste nell’inserire un solo proiettile nel caricatore di una pistola per poi puntarsela alla testa e premere il grilletto nell’azzardo più totale e incosciente di una folle scommessa? Il Blue Whale è peggio, molto peggio, perché tende a manipolare le fragili menti di adolescenti, spingendoli infine al suicidio. Le «regole» sono di quanto più assurdo mente umana possa ipotizzare, cinquanta step fatti di istruzioni insensate, scriteriate. Folli, appunto. Si va dall’incidersi un numero sulla mano con un rasoio per poi inviarla al «tutor», cioè il maniaco «curatore» che dà le istruzioni agli adolescenti che decidono di «provare» l’esperienza, ad alzarsi in piena notte per guardare video psichedelici e dell’orrore inviati dallo stesso tutor, al tagliarsi un braccio lungo le vene con un rasoio per poi inviare le foto dello scempio, fino a disegnare una balena (Blue Whale significa appunto Balena Blu) su un pezzo di carta e incidersi «yes» su una gamba se si è pronti a «diventare una balena». Se non lo si è…beh, bisogna «punirsi» tagliandosi molte volte…vi risparmiamo le altre «istruzioni» di una sfida mortale che dovrebbe terminare con il lanciarsi da un edificio alto per «prendersi la propria vita». Vi sembra un film? Non lo è, perché le vittime sono già tante, troppe. E troppe sono le fragilità degli adolescenti, drogati di social e tecnologia, che i genitori non riescono a tenere sotto controllo. Nessuno è al sicuro. Ecco perché la psicologa e psicoterapeuta Cettina Giliberti ha deciso di promuovere un convegno informativo per chiarire dubbi e resistenze, per consentire – con la presenza di altri esperti e delle forze dell’ordine- di porre domande, di recepire indicazioni.

Così l’associazione PoliedricaMente, con il supporto del Santuario di Madonna dell’Arco e del Centro Studi, ha organizzato un convegno che si terrà alle 17 di lunedì 5 giugno proprio nel Centro Studi: «Blue Whale/Balena Blu…e non chiamiamolo gioco». A introdurre e moderare il convegno sarà la dott.ssa Cettina Giliberti e nella prima parte dell’evento ci sarà, pronto a fornire a genitori, famiglie, ragazzi e tutti coloro che vorranno intervenire, ogni indicazione, il dott. Michele De Capola, Vice Questore Compartimento Polizia Postale di Napoli. Interverranno, inoltre, il priore del Santuario di Madonna dell’Arco padre Alessio Romano, la dirigente del I Istituto Comprensivo «Tenente Mario De Rosa» di Sant’Anastasia, Maria Capone; la dirigente del II Istituto Comprensivo «Elsa Morante», Maddalena De Masi; il professore Antonio De Michele, dirigente dell’Isis «Luca Pacioli»; la psicologa e psicoterapeuta, giudice onorario al Tribunale dei Minorenni di Napoli, Carmen Crovella, e l’avvocato Antonio Abete. Saranno presenti la dott.ssa Antonietta Andria, vicequestore aggiunto della Polizia di Stato del commissariato di Ponticelli e il maresciallo Francesco Russo, comandante della stazione dei carabinieri di Sant’Anastasia.

Cettina Giliberti

«Sarà un incontro- confronto fatto di domande e soprattutto di possibili risposte- dice la psicologa e psicoterapeuta Cettina Giliberti, ideatrice e promotrice del convegno – la pratica della Blue Whale è stata molto discussa nell’ultimo mese in seguito alla denuncia delle Iene, ma in realtà pure se l’attenzione si catalizza su questo gioco che gioco non è affatto, va detto che la pratica del “cutting”, ossia la tendenza degli adolescenti a tagliare e incidere parti del proprio corpo con lamette, coltelli, temperini o altro è iniziata da anni e dilaga sempre di più».

Una pratica che si diffonde di solito in gruppi di amici attraverso la rete, generando emulazione. Sì, perché si può emulare anche chi si procura del male. «So che può sembrare assurdo a molti genitori di ragazzi per lo più adolescenti- continua la dott.ssa Giliberti – a chi tenta di esorcizzare la paura che il proprio figlio possa dedicarsi a tale pratiche, finendo per negare un problema che esiste. Accade molto spesso e io stessa mi trovo dinanzi adulti che, mossi dalla paura che certi fenomeni incutono, preferiscono ignorarli invece che conoscerli. Comprendo lo stato d’animo, ma invito a riflettere sulla irrefrenabile curiosità degli adolescenti, sulla ricerca di una forte appartenenza».

Il momento di confronto servirà dunque a capire origine, modalità, profili di ragazzi che potenzialmente potrebbero essere adescati. «Informare e parlarne è fondamentale- prosegue la Giliberti – ma lo è soprattutto fornire indicazioni precise e rispondere a curiosità di genitori e ragazzi. Da anni ormai opero nel sociale ed ho sentito come un richiamo morale rispetto a questa allerta, a questo fenomeno: la rete diventa purtroppo sempre più il contesto in cui le identità in costruzione si tramutano in appartenenza a gruppi. Non mi sento di parlare di “mode”, sarebbe banale. Piuttosto di realtà che non vanno né ignorate, né negate».

L’idea di Cettina Giliberti è stata accolta con molto interesse da padre Alessio Romano, priore del Santuario, e dai padri domenicani che lunedì ospiteranno il convegno. «Devo ringraziare – aggiunge la promotrice- la preziosa collaborazione del sostituto commissario della Polizia di Stato di Ponticelli, la dott.ssa Maria Maione, che presenzierà e che ci ha supportato aiutandoci nell’invitare repentinamente un esponente della Polizia Postale, il vicequestore De Capola.