Sant’Anastasia, ritirata in consiglio la proposta di donare all’Arma lo stabile della...

Sant’Anastasia, ritirata in consiglio la proposta di donare all’Arma lo stabile della scuola Sodani

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La caserma dei carabinieri di Sant’Anastasia

 Il sindaco Abete insiste fino allo stremo, ma passa la proposta del consigliere di maggioranza Alfonso Di Fraia che insieme ad altri cinque aveva invocato il ritiro, mettendo però bene in chiaro che il fine di tutti è lo stesso: far restare la stazione dei carabinieri in città. Di Fraia ha dunque fatto mettere a verbale, prima di abbandonare l’aula e non votando per l’ultimo punto all’ordine del giorno (rinnovo della centrale di committenza), che da oggi si deve lavorare insieme per scongiurare il rischio di perdere il presidio dell’Arma.

Prima di raccontare i fatti accaduti ieri nell’aula consiliare di Palazzo Siano, bisogna ricordare che l’Arma dei carabinieri ha ricevuto da diversi anni un’ingiunzione di sfratto dallo stabile di via D’Auria e fino ad ora si è andati avanti con proroghe, scartando via via diverse soluzioni. Attenzione, le soluzioni non possono piacere unicamente agli amministratori pro tempore, ma devono essere accolte dall’Arma. Quindi, man mano che i mesi passavano, si sono detti molti «no»: al centro Liguori, all’attuale sede di vigili e Utc in via Primicerio e ad altri ancora. Poi dal cilindro è uscita fuori una carta, quella del plesso Sodani che ha sì vari problemi strutturali ma che, con adeguati lavori, potrebbe ospitare i militari. Ebbene, per poter mettere a disposizione dell’Arma lo stabile occorreva che il provvedimento transitasse in consiglio comunale dove, ieri (lunedì 15 maggio) nella convocazione dell’assise per le 18, 30 compariva appunto l’ordine del giorno così definito: «Cessione a titolo gratuito in favore dell’agenzia del demanio dell’edificio di proprietà comunale sito alla via Sodani, per essere destinato a caserma dei carabinieri».

Che le cose non sarebbero filate esattamente lisce si intuiva già da qualche giorno, bastava guardare qualche post sui social, come quello del consigliere Mario Trimarco (Sant’Anastasia in Volo), con parole che lui stesso ha ribadito poi in aula: «Non lasceremo mai andare via il corpo carabinieri da Sant’Anastasia – avvisava Trimarco- ed è paradossale che la nostra amata Europa finanzi oltre 30 euro al giorno per accogliere gli immigrati e che i nostri politici non strappino un euro in più per aumentare lo stipendio alle forze dell’ordine e garantire la loro presenza con nuove strutture sul territorio». Una premessa che sottintendeva qualche parere diverso in maggioranza ma, come poi si è visto, anche ben altro.

Ed è in consiglio comunale che si è consumata quella che alcuni politici di opposizione hanno definito frattura tra il sindaco e la sua maggioranza, quella che il consigliere Paolo Esposito, ad esempio, ha ritenuto una «mancanza di rispetto verso il sindaco», nonostante almeno due dei consiglieri proponenti il rinvio, Di Fraia e Rosaria Fornaro, avessero ben messo in chiaro che la volontà di tutti coincide con quella del primo cittadino: evitare che la stazione dell’Arma vada via. Lo stesso sindaco ha messo bene in chiaro che questa era l’ultima spiaggia, che altre soluzioni non ve ne sono, eppure…cinque dei suoi finora più fedeli consiglieri hanno votato a favore della proposta veicolata da Di Fraia e il presidente Gifuni ha voluto il voto per appello nominale. A favore della proposta di Di Fraia hanno votato Rosaria Fornaro, Franco Rea, Saverio Ceriello, Sabatino Di Marzo, Marco Bove e naturalmente il proponente. A fronte dei no del sindaco, di Mario Trimarco, del presidente Gifuni, di Filippo Guadagni e di Paolo Esposito, con l’astensione di Peppe Maiello (Pd). Il motivo della proposta avanzata da Di Fraia, almeno quello, è chiaro: la delibera ha i pareri contrari non solo dei funzionari, del collegio dei revisori dei conti e dell’avvocatura,  ma pure la Corte dei Conti l’avrebbe ritenuta non legittima. Se fosse passata, tutti i consiglieri, sindaco compreso, avrebbero avuto ripercussioni pesanti e si sarebbe profilato un danno erariale.

Ma allora perché far arrivare in consiglio comunale una delibera con tali conseguenze? Solo per un atto di coraggio? Perché il sindaco potesse sostenere di averci provato fino alla fine? Perché così tanto ardore da parte di un’amministrazione che finora ha lavorato nel segno della prudenza? Perché un sindaco che ha preferito restituire, per esempio, Palazzo Nicola Amore ai proprietari pur avendolo in comodato d’uso ventennale pur di non rischiare un euro, si sarebbe messo ieri sera nelle condizioni di trovarsi addosso un provvedimento della Corte dei Conti? Il consigliere Paolo Esposito ha ipotizzato un difetto di comunicazione tra funzionari, maggioranza e sindaco. Cosa poco probabile, ne avranno parlato invece fino allo sfinimento. In realtà, volendo fare una semplicissima ipotesi (che non ha alcun fondamento, è una ipotesi senza alcuna base – chiariamolo bene) potrebbe essere andata in altro modo, proveremo perciò a raccontarvi una favoletta:

Mettiamo il caso che il sindaco di una città abbia un problema serio: se non fa qualcosa, se non punta i piedi e non trova subito una soluzione sa bene che la stazione dell’Arma dei carabinieri, presidio necessario sul territorio, andrà via. Ha parlato con i vertici dell’Arma, le ha provate tutte ma ormai sa di non avere più tempo. La risposta deve darla entro questa mattina. Se arrivasse in consiglio senza una soluzione a quella che è una delibera «pericolosa» per i risvolti che potrebbe causare, la brutta figura sarebbe assicurata. Perciò una soluzione la trova: lui sosterrà ad oltranza, sfidando (in teoria, solo in teoria) finanche la Corte dei Conti, che la delibera deve passare, saranno poi i suoi finora fedelissimi consiglieri a far sì che non accada. Ribadiamolo una volta di più: questa è solo un’ipotesi senza alcun fondamento, una favoletta che ci stiamo inventando. Certo, abbiamo visto tanti consigli comunali negli ultimi tre anni, sappiamo bene che il sindaco è fumantino nel Dna e che alla minima contrarietà, specialmente dai banchi della sua maggioranza, non la prende proprio benissimo, ma ieri sera nonostante la «mancanza di rispetto», chissà perché, non ha fatto una piega. Saremo troppo maliziosi, ma se già sapeva che i consiglieri a lui più cari – Di Fraia, Ceriello, Rea e compagnia (!!!) – gli avrebbero votato contro, perché mai insistere? Ma semplice, no? Nella favoletta che ci siamo inventati, lui sarebbe stato l’eroe coraggioso che pur di mantenere il presidio dell’Arma stava sfidando i draghi della Corte dei Conti a spada sguainata. E ci è riuscito, lo è sembrato, il «sacrificio», nella fiaba testé inventata, è toccato ad altri, per inciso a chi sul serio si sarebbe fatto incatenare pur di non far andare via i carabinieri. Ma di sicuro non è andata così, non può essere andata così, perdonateci la scatenata fantasia, perché solo di questo si tratta. Nel remoto caso che la favola abbia un fondamento di verità, che dire, chapeau. In caso contrario, una spaccatura c’è sul serio e il prossimo futuro non sarà politicamente sereno perché qualcuno se la legherà al dito. Ciascuno scelga l’ipotesi che gli aggrada.

Intanto, post consiglio comunale, il consigliere Peppe Maiello (Pd) affidava a Facebook il suo commento: «Dopo quanto accaduto stasera in aula, credo che la giunta Abete e i consiglieri di maggioranza debbano fare soltanto una cosa: dimettersi».  Oggi ci saranno le reazioni ed è auspicabile che si accolga la proposta di Alfonso Di Fraia: passare i prossimi dieci giorni a lavorare solo per trovare una soluzione decente. Perché è vero che i militari assicureranno il controllo del territorio sia pure da Pomigliano d’Arco o da Somma Vesuviana, è vero che Castello di Cisterna non è lontana, ma altra cosa è avere una stazione su un territorio come Sant’Anastasia dove la microcriminalità sta vivendo una stagione florida. È vero che i carabinieri non abbandoneranno questo territorio dal punto di vista del controllo, ma per fare una denuncia, come ha ricordato il presidente Gifuni, ci si dovrà spostare in paesi limitrofi.

Ora, comunque sia andata, occorrono fatti, soluzioni. Stavolta con pareri di legittimità che non richiedano agnelli sacrificali.  Le proposte si sprecheranno, ce n’è una per esempio del consigliere Raffaele Coccia che ieri non ha poi preso parte al voto: un accordo con RFI affinché la vecchia scuola di Ponte di Ferro, oggi abbandonata, possa essere donata all’Arma. E sulla soluzione «Sodani» che potrebbe sempre tornare in auge, non è sembrata convinta nemmeno la consigliera Rosaria Fornaro la quale ha ricordato come sia stata fondamentale, in tempi non lontani, l’Arma dei carabinieri. Ma si vedrà.

 

 

2 COMMENTI

  1. Non voglio entrare nel merito delle motivazioni di tipo giuridico-erariali che hanno determinato il voto del consiglio comunale. Mi preme, piuttosto, commentare la premessa del consigliere Trimarco quando dice ” è paradossale che la nostra amata Europa finanzi oltre 30 euro al giorno per accogliere gli immigrati e che i nostri politici non strappino un euro in più per aumentare lo stipendio alle forze dell’ordine e garantire la loro presenza con nuove strutture sul territorio”.
    Non capisco cosa c’entri l’amata Europa su una questione annosa che riguarda un problema così locale come la caserma dei carabinieri. Mi preoccupa ancora di più sentire che sarebbero i 30 € che destiniamo agli immigrati la causa che sottrae le risorse per la caserma. Poveri immigrati, è sempre colpa loro! Mi avrebbe fatto piacere, semmai, sentire che i miliardi di euro che spariscono per tangenti o per evasione fiscale, o ancora, che vengono risucchiati nelle attività malavitose fossero le vere risorse che sottraiamo alle caserme, alle scuole, agli ospedali, alla creazione di posti d lavoro, etc, etc. E’ questo un esempio tipico del significato più becero di populismo. Non quando si parla al popolo ma quando lo si manipola veicolando false informazioni.
    Un inciso finale sulla questione della caserma. Ricordo che nel lontano 1997 l’allora maresciallo dei carabinieri rifiutò la struttura di via Primicerio appositamente realizzata perchè non provvista anche di alloggi per i carabinieri. Quella estrosa richiesta ha poi pregiudicato per decenni la permanenza in una struttura assai precaria quale è quella di via d’Auria.
    Antonio Sasso

  2. Caro Antonio ogni occasione è buona per questi pseudo politici appellarsi ai 35 euro per migranti.
    Il discorso sarebbe troppo lungo per questa tematica. Mi limito ad osservare che quanto già posto in evidenza dalla giornalista: Il sindaco fa una proposta “improponibile” per salvare la faccia ed i suoi lo salvano bocciando la proposta.
    La soluzione al problema è semlice acquisire una delle tante costruzioni abusive, per esempio quella esistente da oltre 20 anni nel boschetto e destinarla alla realizzazione della caserma.

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