Somma Vesuviana, ex comandante dei vigili assolto dall’accusa di falso in atto...

Somma Vesuviana, ex comandante dei vigili assolto dall’accusa di falso in atto pubblico

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La vicenda risale al 2011, quando i due (con un altro agente per il quale si è proceduto separatamente) furono denunciati dopo aver attestato come i lavori che si stavano svolgendo all’epoca in un’abitazione privata, una villetta di via Traversa Allocca, non fossero abusivi. Il sopralluogo dei carabinieri, poco più di un mese dopo, diede un risultato diverso, attestando una serie di difformità che portarono poi al sequestro del cantiere. L’ex capo dei vigili urbani, Vincenzo Di Palma, è stato assolto perché «il fatto non sussiste». La stessa sentenza proscioglie da ogni accusa anche il tecnico comunale Giuseppe Rossi. 

Di Palma e Rossi (entrambi assistiti dall’avvocato Angelo Neri) insieme alla proprietaria, al committente e all’esecutore dei lavori nella villetta di via Allocca (circa 500 mq) furono rinviati a giudizio il 22 maggio del 2013. Il dibattimento cominciò di fatto il 2 ottobre dell’anno dopo per concludersi con la sentenza di qualche giorno fa. Udienze nel corso delle quali è emerso che nella proprietà di traversa Allocca era stato realizzato un porticato di 61mq, un vano di circa 21mq, un muro con blocchi di cemento di 35 metri lineari alto un metro e trenta centimetri e, inoltre, pavimentazione e posizionamento di rete metallica. Opere insistenti in zona agricola, sismica, sottoposta a vincolo paesaggistico, pur se tuttavia i rilievi aerofotogrammetrici del 2008 dimostravano la precedente esistenza del porticato anche se realizzato in materiali diversi.

In dibattimento è emerso che il 29 marzo 2011 era stato effettuato un sopralluogo in via Allocca da parte della polizia municipale di Somma Vesuviana e che l’allora comandante Di Palma aveva sospeso i lavori, constatando che si stava procedendo ad una sistemazione esterna di un fabbricato già esistente e condonato. Il comandante sospese dunque i lavori ad horas in attesa delle determinazioni del tecnico comunale. E in effetti la relazione tecnica firmata da Rossi attestava che erano in corso lavori di sistemazione di un giardino, di impianti elettrici e di sostituzione di vetri ai lucernari sui tetti di copertura e li considerava, negli atti ufficiali, «manutenzione ordinaria». L’ex comandante confermava agli inquirenti che, al momento del suo intervento, erano in corso solo opere di sistemazione del giardino e che lui, e il collega che lo accompagnava, avevano rilevato unicamente la presenza di un mezzo meccanico che stava sradicando alberi e livellando il terreno. Nonostante ciò, aveva ritenuto fosse il caso di sospendere i lavori in via precauzionale in attesa del parere tecnico dopo il quale revocò il provvedimento di sospensione.

Il giudice ha ritenuto che i reati ascritti alla proprietaria, alla committente e all’esecutore dei lavori siano da considerarsi estinti per avvenuta prescrizione, mentre che per Di Palma e Rossi non siano emerse prove idonee a dimostrarne la responsabilità penale. Il giudice sottolinea che non è possibile affermare che le opere abusive constatate esistessero già al momento del sopralluogo dei vigili urbani, poco più di un mese prima. Il giudice rimarca inoltre che, in ogni caso, la realizzazione di muri di cinta o di recinzione che non superino la soglia della trasformazione urbanistico- edilizia del territorio, non richiedono il permesso di costruire, così come da sentenze del Consiglio di Stato.

Dunque, l’ex comandante e il tecnico comunale entrambi assistiti dall’avvocato Angelo Neri, sono stati assolti perché il fatto non sussiste. Quanto agli altri imputati (proprietaria dell’immobile, committente ed esecutore dei lavori), il giudice ha dichiarato il non luogo a procedere per i reati loro ascritti perché estinti per prescrizione. Disponendo, inoltre, la restituzione degli immobili sequestrati.

 

 

 

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