Dopo le dimissioni protocollate questa mattina il sindaco Piccolo, che a breve diffonderà una lettera diretta ai cittadini, ribadisce: “Non vedo motivazioni politiche dietro questa crisi”.
Questa mattina, il sindaco Pasquale Piccolo, a poco più di un anno dalla sua elezione ha protocollato le dimissioni specificando che «seguirà dettagliata motivazione». Secondo la normativa ha venti giorni di tempo per ripensarci. Di crisi si parlava ormai apertamente, nonostante il sindaco tentasse di negare, di mitigare. Lo ha fatto anche dopo che, erano i primi di agosto, due assessori avevano rimesso le deleghe. Elena Terraferma e Luigi Aliperta, ex Udc e aderenti al neonato gruppo consiliare Moderati per Somma che ha accorpato consiglieri comunali eletti in altre liste di maggioranza (Salvatore Granato, Nunzio Iorio, Annalisa Marigliano) con capogruppo Peppe Nocerino. La crisi parte da qui, dal gruppo. Da quella prova di forza per cui, chiedendo e ottenendo dai propri assessori di rimettere le deleghe, il gruppo ha voluto far pesare i suoi numeri in consiglio comunale invocando l’azzeramento della giunta e la formazione di un nuovo esecutivo. Ma l’avvocato Piccolo, semplicemente non ha voluto cedere.
Sindaco, le tue dimissioni sono pro forma e dureranno venti giorni al massimo o sei deciso a portare avanti il principio per cui le hai rassegnate?
«Le mie dimissioni possono essere ritirate se gli accordi torneranno ad essere alla luce del sole e nell’esclusivo interesse della città, io non sono disponibile a cosucce sotto banco».
Ciò che ha innescato la crisi è realmente la richiesta di azzeramento della giunta? Il gruppo Moderati per Somma, pochi giorni fa, in una conferenza stampa ha usato toni pacati, facendone una questione meramente politica.
«Ma dov’è la politica in tutto questo? Io non l’ho ancora capito. Ho deciso per le dimissioni per questi contrasti in seno alla maggioranza ma effettivamente non è ancora chiaro cosa volessero e che abbia a che fare con la politica».
Una conferenza stampa tenutasi nel comando vigili urbani.
«Non è regolare, effettivamente, che un gruppo politico utilizzi una struttura pubblica per questi fini. Ho lasciato correre giacché si è tenuta al mattino e non hanno dovuto nemmeno accendere le luci, dunque non ci sono state spese a carico della comunità. Se avessi fatto notare la cosa allora sarei stato tacciato di farlo per altri motivi».
Dopo la conferenza stampa ne avete ancora discusso insieme?
«Sì, ci sono state altre riunioni. Ci sono state discussioni anche in merito a qualche delibera che secondo qualcuno non doveva passare. Io non accetto direttive da alcun “professore”».
Ritengo che le dimissioni nascano dal fatto che non avresti più avuto i numeri in consiglio comunale, senza i Moderati per Somma.
«Gli ho risolto il problema in anticipo, del resto io ho sposato solo mia moglie, non loro».
Avresti potuto azzerare la giunta.
«No, nessuno può comandare in casa d’altri. Potevano farmi altri due nomi di loro assessori o evitare di innescare questa miccia giacché i loro stavano lavorando bene».
Non ti sembra un déjà vu? Il tuo predecessore, Ferdinando Allocca, rassegnò ad un certo punto le dimissioni, parlò di “mercanti del tempio” e si dimise. Andò alle elezioni di nuovo e vinse.
«Credo che Ferdinando abbia vissuto quegli stessi momenti che oggi mi vedono protagonista. Mi auguro che anche per me possa andare così, perché io non lascio Somma Vesuviana, non metto da parte la mia passione, non abbandono. Mi spiace soltanto per la gente, per i cittadini, che non meritano tutto ciò e che, se tra venti giorni qualcuno non rinsavisce, dovranno essere nuovamente governati da un commissario. Ciascuno si assumerà le proprie responsabilità. A me sta a cuore solo Somma Vesuviana e i cittadini devono sapere che le poltrone non significano nulla per chi hanno scelto come loro sindaco».



