Sarebbero state lettere e minacce anonime a spingere al ritiro il candidato in pectore del centrosinistra, il medico Giuseppe Bianco. Nelle ultime ore sia Bianco, sia il segretario cittadino del Pd di Somma Vesuviana, Giuseppe Auriemma, sono stati ascoltati dai carabinieri. Più missive intimidatorie, delle quali non si conosce però il contenuto e sulle quali starebbero indagando i carabinieri, ma è talmente alto il riserbo che non è chiaro se le lettere in questione siano o meno state conservate e dunque esibite.
Per inciso, ancora nessuna denuncia sarebbe stata firmata dagli interessati e se i carabinieri (che arrivati a questo punto è difficile non abbiano informato anche la Procura) sono ora al lavoro è per aver appreso quanto stava accadendo tramite i sibillini comunicati stampa diffusi nell’ordine dallo stesso Bianco, dal segretario Pd e infine dal consigliere regionale Carmine Mocerino che, con i referenti della lista «Somma al Centro», si preparava a sposare la candidatura di Bianco attraverso un’alleanza con il Pd. Un generico riferimento a «intimidazioni e condizionamenti» riservato alle note stampa ha fatto scattare automaticamente le indagini. E nonostante non sia sceso in particolari nelle comunicazioni ufficiali ai media – come del resto hanno fatto anche l’ex candidato e il segretario di partito – il consigliere Mocerino, presidente della commissione anticamorra in Regione Campania, avrebbe anzi diffusamente dettagliato le circostanze in una memoria consegnata al prefetto Carmela Pagano, chiedendo la massima attenzione sulla imminente campagna elettorale di Somma Vesuviana. Mocerino per ora dice poco di più: «Ho scelto la via istituzionale rivolgendomi alla Prefettura, per cui non commento oltre». Dopo Bianco, si è sfilato dalla competizione il movimento civico «Somma al Centro», appunto «ritenendo la campagna elettorale gravemente ed irrimediabilmente falsata».
Mentre le indagini dei carabinieri sulla vicenda proseguono, il Pd ha una decisione da prendere, una scelta che sarà resa nota questa mattina. «Dobbiamo decidere insieme se presentare la lista, che è già pronta – dice il segretario Auriemma – e, se così dovesse essere, scegliere un candidato sindaco che riesca a veicolare simbolicamente una testimonianza di legalità». Nell’attesa della decisione che dovrebbe essere stata presa in una riunione tenutasi ieri sera – e che da alcuni indizi sui social sembrerebbe negativa per gli elettori Pd e per la stessa democrazia – Auriemma non parla però di quanto ha raccontato ai carabinieri, convocato nella serata di mercoledi. «Sono in corso le indagini – dice – io ho soltanto testimoniato quanto accaduto e, dettagli a mia conoscenza a parte, ho spiegato che lo scorso venerdì il mio partito aveva un candidato sindaco e una coalizione che solo due giorni dopo sono stati “decapitati”». In contatto con la Prefettura e impegnato in prima persona a monitorare la situazione, c’è l’onorevole Massimiliano Manfredi (Pd), componente della commissione Antimafia. «Incontrerò il Prefetto nelle prossime ore – spiega Manfredi – e sono certo che si farà garante di un’attenzione massima su Somma Vesuviana». Attenzione e interventi che ha invocato anche un’altra componente dell’Antimafia, la deputata Luisa Bossa (movimento democratico progressista). «Chiedo al prefetto Pagano di intervenire con rapidità – dice l’onorevole Bossa – perché le dichiarazioni di Bianco e del consigliere regionale Mocerino contengono elementi di particolare serietà e fatti molto gravi da accertare prima che vengano depositate liste e candidature». Un punto – quello dell’urgenza di fare chiarezza prima che i candidati presentino le liste – sul quale insiste pure l’onorevole Paolo Russo, coordinatore di Forza Italia per l’area metropolitana. «Dopo le denunce politiche- incalza Russo – ci attendiamo il ricorso alle autorità giudiziarie». Di sospetti e possibili ingerenze criminali fa cenno in una nota Salvatore Ronghi, coordinatore regionale del Movimento Nazionale per la Sovranità: «Auspichiamo denunce circostanziate – dice – ma è la politica a dover agire, i candidati sindaci a dover garantire un clima trasparente, liste al di sopra di ogni sospetto e impermeabili ai condizionamenti». Oggi è attesa la decisione del Pd, mentre i cinque candidati rimasti già scaldano i motori e frattanto c’è chi tenta di diffondere in taluni ambienti l’ipotesi che le elezioni possano saltare, eventualità quanto mai remota giacché – nonostante l’apprensione e la giusta attenzione di deputati dell’antimafia – non esisterebbe prova che i «condizionamenti» sui quali da alcuni giorni si concentrano i riflettori abbiano a che fare con la camorra. Ma questo, è auspicabile, saranno i risultati delle indagini a dirlo.



