Storie di invenzioni andate a segno

Storie di invenzioni andate a segno

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L’ecosistema italiano delle startup vs. quello americano.

Il nuovo trend su Twitter è #IStandWithAhmed.

Ahmed è un quattordicenne di origini musulmane e cittadino americano, arrestato per aver introdotto nella sua scuola una bomba fatta in casa. La bomba era in realtà un orologio, ingegnosamente realizzato dal bambino. Una volta chiarita la questione, alle scuse sono seguiti due inviti: uno alla Casa Bianca, da parte di Obama, e uno a Facebook, da parte di Mark Zuckerberg.

OK

Tra i tanti aspetti su cui questa storia fa riflettere, ce n’è uno in particolare.

Credo non risulti difficile a nessuno immaginare Ahmed – tra non molti anni e non per forza già laureato in ingegneria – lavorare per qualche grande azienda, mettere alla prova le sue capacità e realizzare qualcosa di concreto, o magari creare un prodotto tutto suo.

“Yes, We can” era solo lo slogan del Presidente americano, ma probabilmente continua a descrivere una realtà.

Il Paese dei balocchi non esiste, ma non è un caso se Mark Zuckerberg e Steve Jobs sono nati (lavorativamente parlando) in America. Si tratta di un mondo in cui le giovani menti sono, effettivamente e materialmente, incentivate a svilupparsi e a sviluppare.

La modalità odierna per passare dalle idee ai fatti è fondare una Startup. La linea di pensiero italiana, a riguardo, non è poi così differente da quella americana: innovare, promuovere e facilitare sono le parole chiave.

Considerata la forte crescita del fenomeno nell’ultimo triennio, sono molteplici i dati a disposizione, sufficienti per poter descrivere l’ecosistema italiano delle startup e metterlo a confronto con quello americano.

In termini di profili imprenditoriali il panorama d’oltreoceano non è troppo dissimile dal nostro. In effetti, ciò che cambia notevolmente sono i numeri.

In America, il bacino che maggiormente accoglie startup è sicuramente quello dell’alta tecnologia. In Italia, il 73% delle startup innovative rientra nel settore B2B, servizi alle imprese.

Stando a dati recenti la capitale italiana delle startup è Milano, con 466 imprese, vale a dire circa il 15% del totale. Napoli si colloca al quinto posto con 95 imprese, il 3%.

Numeri discreti, senza dubbio in crescita. Il lato carente è quello occupazionale: la media di dipendenti per ogni impresa è 2.6 e la metà delle startup con dipendenti ne impiega uno solo.

La discriminante tra lo scenario americano e quello italiano è sicuramente la burocrazia. Anche se, l’Italia comincia a muoversi esattamente in quella direzione.

Il corrispettivo italiano dello statunitense “Startup Act” è l’ “Italia Startup Visa”. Si tratta di un programma presentato dal Mise, incentrato sullo snellimento delle procedure. L’obiettivo principale è quello di attrarre imprenditori innovativi extra-Ue; di fatti, la domanda del richiedente ha un tempo massimo di valutazione di 30 giorni.

Seppur aprire le porte a imprenditori interessati al nostro mercato è fondamentale, è d’obbligo ricordare che innumerevoli sono i cervelli in fuga italiani che popolano le aziende straniere.

 

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