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Tariffe dell’acqua dopo il sì dei giudici

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Una sentenza del Consiglio di Stato riconosce giusti ricavi ai gestori.

Avranno il loro da fare quest’estate i comitati per l’acqua pubblica. Il  Consiglio di Stato con sentenza di pochi giorni fa, ha liquidato la questione delle tariffe di erogazione. Per capire, quelle che l’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico approva ogni anno su richiesta dei gestori. I comitati della Campania, tra i più svegli  nella tutela dell’acqua bene comune, devono decidere ora in che direzione muoversi. Difficile immaginare che renderanno le armi, davanti ad una pronuncia. Padre Alex Zanotelli, loro leader carismatico, è andato in Irpinia per bloccare l’ipotesi di privatizzazione dell’Alto Calore attribuita al  governatore della Puglia Michele Emiliano. La partita sulla gestione del servizio pubblico più travagliato della storia italiana – sottoposto a referendum sei anni fa – dalla Campania chiama in causa anche il M5S. Ne scopre le contraddizioni, le deboli rivendicazioni. Il Comune di Roma è il maggiore azionista , attraverso la sua ACEA, della Società GORI che gestisce il servizio in molti Comuni campani. Un recente sit in a Roma ha rimproverato alla sindaca Virginia Raggi di trascurare il problema. Per la base dovrebbe essere al loro fianco, invece è stata ed è silenziosa. I giudici del  Consiglio di Stato hanno   stabilito che le tariffe dell’acqua devono coprire gli investimenti per mantenere in efficienza le reti cittadine. Lo stato di inadeguatezza delle nostre condotte è noto. L’Italia ha dovuto più volte giustificarsi con l’Unione Europea e nonostante le giustificazioni  inviate a Bruxelles è stata multata per circa 500 milioni di euro. Anche per non aver rispettato  le norme sullo smaltimento delle acque reflue collegate alle bollette idriche.  I comitati in sei anni hanno sostenuto battaglie memorabili, difendendo l’esito del referendum del 2011. Hanno interpretato quel risultato  in modo diverso da quanto ha ora  stabilito il Consiglio di Stato. I ricorsi del gruppo Acqua Bene Comune e delle Associazioni dei consumatori avevano già interessato il Tar della Lombardia, senza spuntarla. Il punto cruciale, in due parole, è  sempre lo stesso :  nelle tariffe si caricano i costi totali di manutenzione  dei gestori o solo quelli adeguati a rimborsare i capitali investiti ? I giudici  hanno  stabilito che le bollette devono contenere giusti ricavi,  remunerazione adeguata di ciò che si mette in campo. Non foss’altro perché tale era il risultato referendario. La decisione riguarda circa 2 mila aziende, molte pubbliche, che sull’’erogazione dell’acqua  hanno responsabilità gestionali e garanzia del servizio. Il business può starci, il problema è che le reti sono in condizioni pietose  e i cittadini si sentono raggirati . La sentenza dei giudici in realtà pone il problema di un diverso criterio di analisi del sistema idrico, da parte di tutti. Apre un nuovo fronte di  discussione. Non sarà sufficiente  contestare la lettura che  hanno i dato i giudici , che per i comitati hanno   stravolto la volontà popolare del 2011. Nel Sud le perdite delle reti di acqua lungo le tratte arrivano fino al 45 % , nonostante l’ Autorità abbia fissato standard minimi di qualità. E’ necessario ed urgente mettervi mano con  soldi freschi.  Dove sono ? Chi scommette sapendo di perdere  in partenza ? Le buone gestioni  richiedono investimenti che oggi sono insignificanti. In media  si spendono 32 euro per abitante, contro gli 80 previsti dal sistema di regolazione. Potrebbe essere questo un nuovo punto di partenza dei comitati , i quali analizzando in profondità i costi del servizio e i benefici assicurati ,o non assicurati, in un tempo prestabilito riconoscano ai gestori  i loro oneri. E forse si riuscirebbe a tutelare anche meglio le fasce deboli.

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