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Terremoto di Ischia, l’intervista al Prof. De Natale

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Cogliamo l’opportunità di interloquire con l’ex Direttore dell’Osservatorio Vesuviano, per provare a chiarire cosa sia realmente accaduto nella crisi sismica di Ischia e lo facciamo lontani da clamore mediatico e dall’imperante disinformazione di questi giorni.

Neanche il tempo di abituarsi alle risse televisive, quelle dove non era importante fornire informazioni ma comunicare il messaggio che chi urla ha sempre ragione, che dobbiamo oggi far fronte anche alla disinformazione dei social. Quando però in questa disinformazione ci incappano anche gli scienziati, quelli che per antonomasia dovrebbero chiarirci le idee e dovrebbero confrontarsi in sedi più adeguate di un post di facebook, allora ci pervade un senso di abbandono, non solo a causa dell’assenza di informazioni certe, come ad esempio sui recenti eventi sismici di Ischia, ma per averci lasciato in completa balia di chi approfitta del vuoto informativo per diffondere bufale a tutto spiano. Ed è per questo che a freddo, a bocce ferme, cerchiamo di fare domande ed avere risposte da chi ha saputo attendere e riflettere sull’accaduto. A seguire l’intervista al Prof. Giuseppe De Natale.

Innanzitutto professore, ci dica cosa è realmente successo ad Ischia lo scorso 21 agosto?

«C’è stato un terremoto, localizzato dove tutti i terremoti che conosciamo sono sempre stati localizzati: sotto Casamicciola, a due chilometri circa di profondità. Questi terremoti, il più distruttivo e noto dei quali è stato quello che il 28/7/1883 che distrusse la cittadina, causando più di 2.300 vittime, la maggior parte delle quali a Casamicciola. Questi terremoti dicevo sono causati dai movimenti lungo le faglie intorno all’Epomeo. L’Epomeo è un blocco risorgente (ecco perché è un alto topografico) che si muove rispetto al resto dell’isola spinto da un’intrusione magmatica molto superficiale (2-3 km di profondità). Per motivi che ancora non comprendiamo a fondo, soltanto le faglie a Nord dell’Epomeo (quelle appunto sopra cui sorge Casamicciola) si muovono sismicamente, producendo terremoti. Questi terremoti non hanno magnitudo molto alta; quelli distruttivi sono generalmente compresi tra magnitudo 4 e 5,5; il motivo per cui sono così distruttivi è che avvengono a bassissima profondità: 2 km circa, ossia proprio sotto l’abitato di Casamicciola. L’estrema superficialità di questi terremoti spiega anche perché gli effetti distruttivi siano localizzati soltanto a Casamicciola, e si attenuano rapidamente tanto che in genere toccano molto poco i Comuni limitrofi. Infatti, un terremoto molto superficiale ha effetti molto intensi ma in un’area molto limitata. Per comprendere la questione, immaginate che la zona di massimo risentimento sia rappresentata da un cono rovesciato, con il vertice nell’ipocentro del terremoto, e con angolo di apertura fissato. Più avvicinate l’ipocentro alla superficie, minore sarà il raggio del cerchio che rappresenta l’intersezione della superficie con il cono.»

Come mai c’è stata tanta confusione nella localizzazione dell’epicentro? C’entra qualcosa il cattivo o addirittura il non funzionamento delle sonde?

«Io non so bene quale sia la causa degli errori commessi. Che, effettivamente, ci sono stati. Il problema principale, per quello che ho appurato, è stato che la prima localizzazione, completamente errata, è stata fatta dalla sala sismica di Roma dell’INGV, che non ha a disposizione i dati delle stazioni sismiche della rete locale di Ischia (né delle altre reti locali dei vulcani napoletani). Tutta la confusione che vediamo oggi, tra chi sostiene che errori non ci siano stati e chi dice di sì, dipende (come sempre) da una mancata divulgazione chiara, al pubblico, del problema; che è invece chiarissimo agli esperti. Il punto è che l’ipocentro andava localizzato dalla sala monitoraggio dell’Osservatorio Vesuviano, e appunto con le sue reti locali; e, principalmente, con la rete di Ischia. Perché la rete nazionale, gestita dalla sala sismica di Roma, e le procedure associate, sono fatte per localizzare i terremoti tettonici sul territorio nazionale. Mi spiego meglio: una determinata rete sismica è strutturata per avere una determinata precisione sulle localizzazioni ipocentrali; la rete nazionale ha una precisione di 5-10 km (in molte zone anche meno, ma questo è l’ordine di grandezza). Al contrario, le reti locali che monitorano le nostre aree vulcaniche sono molto più dense, e consentono di ottenere precisioni sulla localizzazione ipocentrale di 0,5-1,0 km. Allora, al di là di tutte le chiacchiere che si sono fatte in questi giorni, l’errore è consistito nel fatto che, per motivi non ancora ben spiegati, non è stata la sala di monitoraggio dell’Osservatorio Vesuviano a calcolare la localizzazione con le sue reti, e quindi con la dovuta precisione come da protocollo, bensì la sala sismica del Centro Nazionale Terremoti INGV di Roma. La polemica è sorta perché, per motivi che non comprendo, l’INGV non ha voluto ammettere questo problema, e soprattutto perché ha fornito l’ipocentro corretto solo dopo 4 giorni; quando ormai tutta la comunità scientifica che conosce minimamente Ischia sapeva benissimo che la localizzazione era quella. Si sono quindi date spiegazioni poco convincenti, e spesso non corrette, per questo errore, invece di ammetterlo e spiegarne le ragioni. Ad esempio, la prima spiegazione è stata che mancava un ‘modello di velocità delle onde sismiche’ corretto per la zona di Ischia; questa spiegazione è assolutamente impossibile, per due motivi: primo, che dal 1993 (anno in cui io stesso installai le prime stazioni sismiche ad Ischia, proprio nei tre siti in cui sono ancora oggi) abbiamo localizzato più di un centinaio di terremoti, che avvengono sempre in quella zona (Casamicciola) ed a quella profondità (circa 2 km); utilizzando ‘modelli di velocità delle onde sismiche’ anche estremamente semplici, ad esempio con velocità omogenea in tutto il volume. Un’altra ‘spiegazione’ che viene spesso utilizzata per sostenere che non ci sia stato un ‘errore’ è quella che ogni misura ha una certa indeterminazione, che appunto viene detta ‘errore’; quindi, si afferma che, in fondo, anche le due localizzazioni precedenti cadevano nei pressi di Ischia, e l’ultima costituisce solo un ‘avanzamento scientifico’ che attiene alla ‘ricerca avanzata’ e non al monitoraggio. Quest’ultima spiegazione è oggettivamente assurda e fuorviante da un punto di vista scientifico, e chi la propugna confonde ancor più le idee ad un popolo (quello Italiano) che le ha già molto confuse sulla Scienza. Infatti, prendiamo ad esempio l’USGS (servizio geologico USA) che utilizza una serie di stazioni dislocate in tutto il Mondo per fornire le localizzazioni di tutti i terremoti del globo: anche loro hanno determinato un ipocentro, che capita circa 9 km a NE di Casamicciola, in mare. Quindi, se dovessimo ritenere vera l’ipotesi che ‘qualunque soluzione nei pressi di Ischia va bene’ dovremmo secondo logica chiudere prima la sala di monitoraggio dell’Osservatorio Vesuviano e poi quella del CNT-INGV di Roma; infatti, ci affideremmo direttamente alle localizzazioni dell’USGS. La verità è chiaramente altra: la rete mondiale USGS è fatta per avere un’idea approssimativa di dove i grandi terremoti accadono, ed ha quindi una precisione di 20-50 km, che è troppo bassa, ad esempio, per allertare la Protezione Civile in caso di terremoti appenninici, alpini, ecc.; per questo, esiste la Rete Sismica Nazionale (CNT-INGV) che è molto più densa, e consente una precisione dell’ordine di 5-10 km; questa però è troppo rozza per dare indicazioni alla Protezione Civile Italiana su quanto avviene nei nostri vulcani, e quindi esistono per questo scopo le reti sismiche locali (molto più dense) su Ischia, Vesuvio, Campi Flegrei, che consentono una precisione di 0,5-1,0 km. Recentemente, la Direttrice dell’Osservatorio Vesuviano ha dato una nuova spiegazione: che un black-out sull’isola d’Ischia avrebbe interrotto la trasmissione dei segnali provenienti dalla rete locale di Ischia; poiché normalmente le stazioni sismiche sono installate insieme a sistemi di continuità elettrica (almeno con batterie in tampone) la Direttrice sostiene che alcune (o tutte) le stazioni abbiano sofferto il black-out perché, contemporaneamente, le batterie usate per emergenza non avrebbero funzionato. Questa spiegazione ha innanzitutto il problema dell’estrema improbabilità che una tale serie di ‘sfortunate coincidenze’ possa accadere; e poi dall’evidenza, assolutamente contraria, che invece i segnali sismici da tutti e tre i siti utili per localizzare l’evento c’erano; li ho visti io, e sono evidentemente stati utilizzati per ottenere l’evento definitivo. In realtà, comunque, anche senza dati era chiarissimo, dalle osservazioni passate ed ancor più dai dati che scorrevano sui media (solo Casamicciola distrutta) che l’evento fosse localizzato esattamente lì. E le stesse registrazioni sismiche di Ischia, se osservate, indicavano chiaramente quella localizzazione.»

 Le dichiarazioni di Tozzi e Mastrolorenzo su un possibile susseguirsi di scosse anche più forti, ha un fondamento o è solo enfasi giornalistica?

«Si, hanno un fondamento: la scossa devastante del 1883 fu preceduta da un terremoto di intensità di poco minore due anni prima, nel 1881; e da altre forti scosse iniziate fin dal 1828. Anche nel ‘700 ci fu una sequenza simile, ed anche in secoli molto precedenti. Quindi, bisogna ora innalzare molto la soglia di attenzione, e soprattutto mettere velocemente in sicurezza tutti gli edifici di Casamicciola e delle zone limitrofe. Ciò è fattibile, perché il territorio coinvolto è piccolo e perché si sa bene quali siano le accelerazioni massime che gli edifici possono sperimentare, consolidandoli quindi in conseguenza. È l’unica cosa razionale da fare, e bisogna farla subito.»

 La parte alta di Casamicciola risulta interdetta al pubblico, è una questione di pubblica sicurezza o, visto che è la zona dell’epicentro, si stanno effettuando anche dei rilievi da parte degli esperti?

«Non mi sono ancora recato ad Ischia dopo il terremoto: Sicuramente ci sono colleghi che stanno effettuando rilievi in zona; ma credo proprio che le zone interdette lo siano perché pericolanti. (e per la protezione dagli atti di sciacallaggio ndr.

Come vede lei, da geologo, la questione legata all’edilizia ischitana? L’abusivismo, le superfetazioni ma anche le strutture antiche, hanno avuto la loro influenza sugli effetti del sisma?

«L’accento molto forte posto sul problema dell’abusivismo, per esperienza diretta, avendo visto le discussioni in TV subito dopo la scossa, dipendeva principalmente dal tentativo iniziale di spiegare i danni ingenti e concentrati con le localizzazioni errate. Infatti, prendiamo ad esempio la prima localizzazione, data al largo di Punta Imperatore, a 10 km di profondità e di magnitudo 3.6. Un sisma di magnitudo così modesta, localizzato a 10 km di profondità, non avrebbe potuto logicamente provocare alcun danno (e questo è un altro motivo per cui era un evidente ‘errore’: perché dava, alla Protezione Civile, un messaggio ‘tranquillizzante’ sul terremoto assolutamente fuorviante). Quindi, i commentatori televisivi (pur di dire qualcosa) hanno tirato fuori argomenti ‘surreali’ per spiegare come un terremoto, localizzato di fronte a Forio, potesse ‘scavalcare’ Forio, poi anche Lacco Ameno e colpire, come un ‘missile intelligente’ esclusivamente la parte alta di Casamicciola. Così, si sono ipotizzati ‘effetti locali’ eccezionali, e poi ovviamente case costruite di ‘marzapane’: e quindi le case ‘abusive’. In realtà, in linea di principio non è detto che le case abusive siano necessariamente meno resistenti delle altre. Certo, spesso sono costruite in fretta, spesso in zone di frana oppure senza controllare la stabilità delle fondamenta, ecc. In realtà, mi risulta che anche edifici pubblici, quindi per definizione ‘non abusivi’ siano stati gravemente danneggiati. In realtà, il problema è lo stesso di quello ‘nazionale’: il patrimonio edilizio storico è estremamente vulnerabile. Quindi, il problema dell’abusivismo c’è, rappresenta un rischio aggiuntivo e va risolto. Ma gran parte dei discorsi fatti durante le molte ore (ed i 4 giorni successivi) in cui non era ufficializzata la corretta localizzazione, sono stati surreali e privi di un vero significato. Addirittura, qualcuno si è presentato in TV facendo vedere una grande ‘faglia sismica’ che passava in mare al largo di Ischia, affermando che la localizzazione su tale faglia dimostrasse che quello era un terremoto ‘tettonico’ che nulla aveva a che fare con la dinamica vulcanica dell’Isola. Il mio messaggio, molto chiaro e forte, è: cancellate tutte le chiacchiere mediatiche ascoltate dalla sera del 21/8 fino alla sera del 25/8. Il vero problema, indiscutibile ed urgentissimo, è quello di consolidare gli edifici. Questa è l’unica misura, razionale e fattibile, che eliminerà il problema. »

Il fatto che i sindaci e gli operatori turistici invoglino i visitatori a restare sull’Isola Verde è un atto irresponsabile o ha una sua ragion d’essere?

«Non è irresponsabile. L’Italia è un Paese sismico e vulcanico, eppure è bellissimo e pieno di turisti. Ovviamente, è imperativo che i luoghi di accoglienza turistica siano assolutamente sicuri, e comunque verificati per la loro vulnerabilità. Dopodiché, come ho detto, bisognerà convivere con questo rischio per molti anni a venire, ed il miglior messaggio da dare, per incoraggiare i turisti a recarsi ad Ischia come e più di prima, è il consolidamento degli edifici, che se ben strutturato ne farà così un caso esemplare per il Paese (anche grazie alla limitata estensione): la zona più sicura d’Italia. Termino con questo auspicio, essendo un grande estimatore delle bellezze naturali e della grande cultura dell’Isola.»