The American Drama: “una brutta giornata”.

The American Drama: “una brutta giornata”.

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Quel mercoledì 8 luglio verrà ricordato in America e non solo; magari un giorno se ne riparlerà e verrà fatta chiarezza.

I voli della United Airlines sospesi per più di un’ora, la Borsa di New York bloccata per 3 ore e mezzo, il sito del Wall Street Journal in tilt: tutto nella stessa giornata.

L’America è famosa per gli investimenti in sistemi di sicurezza e per l’alta tecnologia. La paura più grande era che tutto ciò fosse il frutto di un cyber attack, ipotesi che è stata immediatamente smentita dalle istituzioni.

Che questi tre eventi, insieme, siano una coincidenza è certamente possibile, ed è ciò che risulta dalle notizie ufficiali; senza dubbio, però, si stenta a crederci.

Il problema della prima compagnia aerea americana è stata la rete informatica paralizzata a causa di un router che ha limitato la connettività. Lo stesso problema, ad onor del vero, era stato già riscontrato nel mese di giugno. La Ual è stata costretta a sospendere tutti i voli per un’ora e 21 minuti, creando scompiglio, panico e lunghe code negli aeroporti.

“Oops, 504! Something did not respond fast enough, that’s all we know”. Questo è il messaggio comparso quel mercoledì sul desktop di chi cercava di accedere al sito del Wall Street Journal: la causa di tale blocco è del tutto sconosciuta.

Infine, non per importanza, il blocco del Nyse (New York Stock Exchange).

Già nella mattinata americana, prima del suono della campanella, un problema tecnico era stato riscontrato ma anche risolto in tempo per l’apertura degli scambi.

Alle 11.32 ora locale, dopo due ore e due minuti dall’avvio delle transazioni, il blocco, durato fino alle 15.10. Circa 4 ore di panico, diffusosi ad alta frequenza e velocità. 28mila miliardi di dollari è il valore complessivo dei titoli scambiati sul Nyse. L’indice S&P Volatility, che misura la paura degli investitori, era saltato al 14%.

“A temporary technical issue”: un temporaneo problema tecnico, risoltosi nel giro di qualche ora, legato all’upgrade del software di sistema; questa è stata la rassicurazione data ai mercati.

Questo blocco è stato giudicato “raramente severo”. Negli ultimi anni si ha memoria della Borsa di NY chiusa per “lunghi” periodi ma per motivi non-tecnici, come ad esempio attacchi terroristici. Negli ultimi 15 anni, la sospensione delle transazioni per problemi tecnici è sempre stata risolta in tempi molto più brevi.

Il blocco dell’8 luglio è paragonabile in termini di gravità al “Flash Crash” del 6 maggio 2010, quando il Dow Jones arrivò a perdere il 9%, e al “Flash Freeze” del 22 agosto 2013, la giornata nera di Nasdaq.

nyse88

Questa volta però ad aver fallito è il simbolo di Wall Street. La perdita, in termini di punti, è stata sanata, ciò che resta è la preoccupazione per un sistema troppo legato alla tecnologia.

L’accadimento congiunto di questi tre eventi (anche se apparentemente slegati) evidenzia quanto qualsiasi cosa in questo mondo dipenda, letteralmente, dalla tecnologia: un arresto temporaneo e tutto si ferma.

Nel mondo finanziario, in particolare, questo è un argomento particolarmente dibattuto. Da quando le transazioni ad alta frequenza sono state introdotte, blocchi del genere, anche se non di questa portata, sono sempre più un rischio corposo.

“High-frequency trading” è una piattaforma ad alta tecnologia che rende possibile scambiare un grande numero di ordini ad alta velocità; ciò che c’è dietro è l’uso di complessi algoritmi per analizzare i mercati ed eseguire gli ordini sulla base delle condizioni di mercato. Più del 50% del volume di titoli scambiati viene da transazioni del genere e il profitto di operatori “ad alta frequenza” è molto molto più alto di quelli a una bassa velocità di esecuzione.

L’evoluzione della tecnologia ha apportato grosse rivoluzioni ai mercati finanziari. La polemica riguarda, soprattutto, la trasparenza delle transazioni e la sicurezza del sistema.

Una dirigente di HackerOne, compagnia americana che elargisce servizi in difesa dagli hackers, ha detto: “È impossibile creare sistemi immuni al fallimento. Quindi, invece di programmare tutto e sperare non fallisca mai, dovremmo creare sistemi che possono rispondere velocemente e con eleganza a questi fallimenti.”

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