Trump ignora il clima: in Italia contiamo le vittime  

Trump ignora il clima: in Italia contiamo le vittime  

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Legambiente ha censito il territorio italiano, segnando gli eventi  tragici degli ultimi sette anni.

Pochi giorni prima che il Presidente Usa Donald Trump rinnegasse gli accordi sul clima di Parigi, Legambiente ha passato al setaccio la situazione del nostro Paese. Un rapporto vero e duro. Dal 2010 ad oggi, 126 città sono state martoriate da alluvioni, trombe d’aria, ondate di calore, piogge devastanti. Ogni Regione ha avuto i suoi eventi, i suoi lutti e conseguenze pesanti sull’economia e sugli stili di vita. La paura di non farcela davanti ad eventi inattesi è entrata nella vita di molte persone. I cambiamenti climatici in Italia ci sono  – eccome ! –  e si fanno sentire. Siamo contro la decisione del Presidente Usa non per partito preso, ma perché le bizzarrie del clima ci sono tristemente note. Alla firma degli accordi di Parigi del 2015 l’Italia arrivò forte di un interesse dei cittadini ai temi della qualità della vita, dell’ambiente e della tutela della salute. Le 145 vittime accertate dal CNR e le 40 mila persone costrette a lasciare le case per effetti di mutamenti ambientali degli ultimi anni, chiamano in causa diverse responsabilità. La più pesante è certamente l’inerzia, il non fare nulla o molto poco, quando si sa come cambia il mondo in cui viviamo. Queste considerazioni, anche autocritiche, portarono comunque l’Italia tra gli Stati promotori di Cop 21, come si chiamò la conferenza di Parigi. Il tema è rimasto all’attenzione del mondo e Papa Francesco lo ha ricordato al medesimo Trump nella recente visita in Vaticano. Ma il Presidente non ne ha tenuto in minimo conto. Ha fatto ciò che aveva promesso nella  sua campagna elettorale ritenendo l’emergenza clima più o meno una fake. Peggio ancora: ha ignorato gli appelli di mezzo mondo e i dati di molte agenzie. Le industrie che inquinano, gli enti che non sanzionano, le complicità nel rilascio di autorizzazioni, altrimenti negate, le lobbyes miopi, hanno dato corpo ad una micidiale arma innaturale sotto e sopra la testa di milioni di cittadini. Una realtà ineluttabile per l’Italia, per citare Legambiente, dove le città non si sono sviluppate con l’assillo dei cambiamenti climatici. Possono, però, porre rimedio ora sulla base di elementi scientifici e necessità non più rinviabili. E l’assillo di oggi, in pratica, quando di mezzo ci sono vite umane. Il picco di caldo del 2015 in Italia ha causato oltre 2 mila morti, tra le persone oltre i 65 anni. Chi negli ultimi anni si è battuto per far approvare il piano nazionale di adattamento al clima, è frustrato:  non ha avuto la soddisfazione di vederne nemmeno uno straccio. E’ lo strumento statale che, invece, renderebbe tutto meno complicato, prevedendo per tempo dove, quando pioverà, quando arriverà l’afa, di quanti gradi crescerà la temperatura  e cosi via. Gli ambientalisti combattono l’inerzia dei poteri pubblici come possono promuovendo la mappa del rischio climatico sul sito www.clima.it. Legambiente se ne fa parte attiva per abbassare paure collettive e mettere in sicurezza persone e cose. Lo Stato, a tutti livelli, si affretti se vuole dare senso alle critiche alla battaglia anti- clima di Donald Trump. Il volontariato non può fare tutto.

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