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Un piatto di spaghetti alle vongole “fujute”: e l’aspirante sindaco, bocciato dagli elettori, capisce quanto è stato fortunato…

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Grazie a questi filosofici spaghetti, inventati da Eduardo e consigliati per la circostanza da un esperto gourmet di Terzigno, gli aspiranti sindaci, bocciati dagli elettori, “sentiranno” che in questi tempi di becero populismo “non essere” è meglio che “essere”: è lungo l’elenco dei guai e dei fastidi a cui il bocciato scampa.

Ho domandato all’avv. Annunziata, di Terzigno, gourmet di raffinata cultura e cuoco creativo, ma non manierista, quale piatto consigliava ai signori che domenica si sono candidati per occupare la sedia di sindaco e che sono stati già bocciati dagli elettori o lo saranno la domenica del ballottaggio. L’avvocato ha proposto – una proposta da applausi – “gli spaghetti alle vongole fujute”: uno dei vertici della spiritualità napoletana, una pietanza in cui la materia si sublima in meditata riflessione: tu mangi, ma è come se parlassi con Cicerone, o con Seneca, o con Rousseau, o con i politici che frequentano nei giorni nostri i salotti televisivi: è superfluo indicarne i nomi. L’utilità di questo filosofico piatto si manifesta a più livelli: nell’immediato, gli spaghetti servono a consolare il candidato bocciato, a liberarlo, per lunghi momenti, dai ricordi pungenti e lo preparano alla “catastrofé” successiva: uso il termine “catastrofé”, che mi è stato recentemente spiegato da una professoressa di greco, nel significato di mutamento radicale, di capovolgimento: prodotto, questo capovolgimento, dalla misteriosa alchimia del fatale incontro tra le tre “p”: peperoncino, prezzemolo e pomodorino. Con l’aggiunta maliziosa dell’aglio. Senti il sapore delle vongole, ti pare quasi di “toccarlo”, avverti la punta di salato, la mollezza del nobile amaro, percepisci perfino l’improvviso fremito dell’acqua di mare: ma queste sono vongole di Posillipo, stai per esclamare: e invece le vongole non ci sono, se ne sono “fujute”, lasciando dietro di sé segni “presenti”, eppure “ assenti”.
Grazie a quell’alchimia – lo spiegò Nello Oliviero in una pagina che pare una sinfonia –il candidato bocciato, a poco a poco, dalla dolente percezione del “non è”, dell’“assenza” – non sarò sindaco, non mi hanno votato – passa, anzi sale alla riflessione sul “se fosse stato” – cosa mi sarebbe capitato, se fossi diventato sindaco – . E così, attraverso complicati intrecci di pensieri, che sono ben rappresentati dagli spaghetti “arravogliati” intorno alla forchetta, il non – sindaco approda alla “sentenza” di Schopenhauer: il “non essere” è preferibile all’ “essere”. Questa cosa di Schopenhauer a me l’ha spiegata, con pazienza pari alla competenza, la mia amica Margherita, che insegna filosofia a Pomigliano: spero di aver capito bene.
Dunque, dopo un copioso piatto di spaghetti alle vongole “fujute” il sindaco candidato e bocciato “vede” – l’effetto visionario dell’aglio – “vede” svolgersi davanti agli occhi il “film” di quello che gli sarebbe capitato, se fosse stato eletto sindaco, a partire dal quarto giorno, dopo i tre giorni canonici dedicati ai festeggiamenti, alle lacrime, ai cortei. Il sindaco, che si era candidato per volare alto come un’aquila, per schierarsi ogni ora di ogni giorno a difesa della legalità e del bene pubblico, già al quarto giorno è costretto a scendere a terra, a chiudersi nel “cortile” delle beghe, delle “jacovelle”, degli “appiccechi” e dei “chiaieti”, tra chi la vuole cotta e chi la vuole cruda. E che dire della guerra per gli assessorati, per le deleghe non assessoriali, per le commissioni…. Il candidato bocciato “vede”, come per una miracolosa illuminazione, che non sarà costretto a pubblicare su “fb” i “selfie” e i “post” almeno due volte al giorno, e a controllare, spasimando, almeno ogni ora, se e come cresce il numero dei “mi piace” e a leggere l’elenco di chi ha cliccato e di chi non l’ha fatto, ancora, e a prendere nota…Perché non costituire un assessorato per il controllo dei “post” e dei “selfie” ?
E poi la fotografia con i ragazzi delle scuole, con i docenti delle scuole – di tutte le scuole -, e con le mamme, e con i nonni….E poi, i bastian contrari, gli avversari, le polemiche: hai voglia di fare “e cape d’angelo”, tu ci metti l’anima per raggiungere la perfezione, e loro ti trovano subito il pelo nell’uovo, e nella strada più pulita, nei giardini pubblici curati come i giardini dell’Eden, vanno a pescare quella sola cartaccia che non è stata raccolta, che è stata dimenticata, e che il sindaco comunque lascerebbe a terra, per il gioco del contrasto: perché il neo e un ricciolo fuori posto servono a far risaltare la compiuta bellezza di un volto di donna. E poi gli impiegati, e poi le associazioni, e poi il pellegrinaggio quotidiano dei cittadini che non hanno più nemmeno gli occhi per piangere, e vogliono il “posto”… E che dire degli “incontri ravvicinati” con certi personaggi che camminano e parlano e sorridono in un certo modo, in quel modo che si vede negli sceneggiati ispirati da Roberto Saviano? Ovviamente, sono situazioni frequenti soprattutto in Trentino e nella Valle D’ Aosta, e assai rare in Campania: e tuttavia anche un sindaco campano deve stare, come si dice, “preoccupato”, se vede quel tipo di camminatura là: il candidato bocciato, invece, può farsi una bella risata, e chiedere affettuosamente al soggetto dalla strana camminatura: “Ma che è, soffri di reumatismi?”.
Sì, lo sappiamo, dicono in Sicilia che comandare è un piacere assai più intenso e soddisfacente perfino di quei piaceri che tutti i comuni mortali considerano supremi: ma siamo proprio sicuri che in questi tempi di populismo latrante un sindaco comanda più di un consigliere di opposizione?Dopo l’ultimo boccone di spaghetti alle vongole “fujute” – il boccone molle di sugo alchemico- il candidato bocciato ricorda, all’improvviso, che il 60% dei sindaci “incoccia” in un avviso di garanzia e ha su di sé lo sguardo affettuoso della Procura: allora il bocciato sospirerà profondo, e immaginerà, definitivamente sereno, il momento in cui al sindaco in carica verrà consegnato il fatale avviso: e forse la consegna avverrà proprio mentre egli si accinge a prendere la parola in un convegno sulla “legalità”. E’ capitato.
Ma allora, uno perché si candida? Per stare in pace con la propria coscienza: per poter dire ai cittadini che non l’hanno votato: io mi sono proposto, voi mi avete detto di no. E mo’….ecc.ecc. Anzi, sapete che vi dico? Che la prossima volta vado a fare il sindaco in un altro Comune…Può capitare.