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Una finestra sui giovani e sulla società

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Percorsi di integrazione. Esperienze di counseling nella relazione d’aiuto                                                    

L’articolo qui proposto trae spunto da un’esperienza di sportello d’ascolto promosso dal Comune di Napoli, dall’Arcigay di Napoli e dal CSV (Centro di Servizio per il Volontariato), impegnati come partner nel progetto “percorsi d’integrazione” realizzato nel 2015.

L’iniziativa  ha attivato quattro percorsi: naturalistico con passeggiate nel verde e sentieri di trekking, un cineforum, un laboratorio narrativo sul tema delle discriminazioni e lo sportello d’ascolto. Il progetto era rivolto alla cittadinanza giovanile napoletana in un’età compresa tra i 18 e i 35 anni circa, senza alcuna discriminazione di sorta e aveva come finalità, l’abbattimento degli stereotipi legati all’omosessualità, partendo dall’apertura della sede Arcigay ai e alle giovani della città e della provincia.

La scelta del counseling nello sportello d’ascolto, nella sua specifica funzione di facilitazione della comunicazione e delle relazioni, ha permesso di fornire un utile sostegno a ragazzi e ragazze in difficoltà su vari argomenti, e ha permesso di aprire una profonda riflessione sui giovani e sulla società.

Il counseling, puntando proprio sulla comunicazione e sulle dinamiche relazionali, è risultato un utile strumento di intervento per un cambiamento efficace, e inoltre ha fornito una lente di ingrandimento su problematiche sociali. Lo sportello d’ascolto nel suo obiettivo generale, ossia quello di raggiungere un numero molto alto di utenze, non ha avuto una grande rispondenza. Questo dato ha portato a riflettere sulla paura sociale di entrare in una sede arcigay, ancora molto viva sia tra le persone che si definiscono eterosessuali sia tra quelle che si definiscono LGBT (acronimo per indicare persone Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali): la paura di “essere contaminati” o quella di “essere visti dagli altri e quindi essere giudicati omosessuali”.

Gli obiettivi specifici dello sportello miravano ad offrire sostegno, assistenza psicologica ed emotiva e la possibilità di trovare strategie di problem solving. Da questo punto di vista invece, lo sportello ha raggiunto pienamente i suoi obiettivi, muovendosi in un discorso di qualità, nei confronti dell’utenza che ha usufruito di questo servizio in maniera gratuita. La presenza di un luogo preciso, la costanza degli appuntamenti, la possibilità di comunicare direttamente con la figura del counselor (numero di telefono, mail, contatto fb) e allo stesso tempo il rispetto della privacy, sono stati dei fattori positivi. Ma soprattutto la motivazione delle persone e l’apertura ad una nuova esperienza, hanno rappresentato gli elementi della buona riuscita del progetto di sportello d’ascolto. É stato possibile, di volta in volta, seguire le particolari e precise esigenze delle persone che si sono rivolte allo sportello, proponendo una serie di obiettivi a breve termine in un discorso più ampio di crescita personale e relazionale.

Lo sportello ha avuto una durata di sei mesi con un incontro settimanale (singoli incontri di un’ora ciascuno). La maggiore discontinuità ha riguardato le persone che si sono definite eterosessuali, mentre tra le persone che hanno usufruito almeno di tre incontri si osserva una omogeneità di utenze maschili e femminili. Da un punto di vista dell’osservazione dei dati, il principale problema è rappresentato dal disagio e dalla frustrazione, derivati dal mancato raggiungimento di un modello ideale, irreale e spesso distorto di se stessi. Soprattutto sulle fasce d’età più giovanili grava il bombardamento degli stereotipi di “immagine”, di una società “del fare”, che spinge a raggiungere necessariamente degli obiettivi (soprattutto del guadagno: si guadagna anche la stima dell’altro) e non dell’essere. Molto spesso i giovani sarebbero disposti a intervenire pesantemente sul proprio corpo, modificandone gran parte, pur di raggiungere un modello mentale “di perfezione”, derivato probabilmente dal confronto con le “immagini pubbliche-politiche-televisive”.

Rispetto a una decina di anni fa il modello di riferimento infatti, non si muove più nell’ambito del gruppo familiare o sociale più vicino, ma si trova il più lontano possibile, negli ambiti “pubblici e di pubblicità”. Questo punto si va a connettere con le difficoltà relazionali derivate da una realtà attuale “multimediale”, veloce e assolutista, che tuttavia, nella maggior parte dei casi, evita il reale contatto tra le persone e le aliena interiormente. I/le giovani risultano essere così “fuori da loro stessi”, non conoscono i propri sentimenti, hanno difficoltà a riconoscerli e a dare loro un nome, e sono proiettati sugli altri, all’esterno e sempre meno ancorati alla realtà. Hanno molte conoscenze e distrazioni, ma pochi e difficili, sono i contatti di amicizia profondi e affettivi; si nota anche una certa diffidenza nei confronti dell’ “amore”. D’altro canto però, i giovani di oggi mostrano una maggiore velocità di cambiamento, e quindi anche di possibile miglioramento, rispetto a generazioni precedenti.

La seconda questione emersa riguarda il coming-out, soprattutto in famiglia: ancora il giudizio della famiglia e degli estranei sulla famiglia, rappresenta un ostacolo alla comunicazione del proprio sé ai genitori. Ancora è presente il problema del piccolo centro di periferia, a cultura altamente cattolica, in cui arrivano anche in maniera distorta, molte informazioni non solo quelle riguardanti le questioni LGBT. Per le persone più adulte infine, vi è una maggiore difficoltà delle relazioni affettive “di coppia e/o familiari”, a causa del contesto socio-politico fatto di precarietà lavorativa ed esistenziale. Sia nel caso di persone giovani in un percorso di crescita, sia per le persone più adulte in momenti invece di crisi e cambiamenti, il counseling può rappresentare un prezioso strumento di accompagnamento.

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