Una proposta di legge per combattere l’anoressia

Una proposta di legge per combattere l’anoressia

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Donna sulla bilancia

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Molte le giovanissime che rischiano la vita a causa dell’anoressia. L’onorevole Moretto propone di ricorrere, per i casi più gravi, al trattamento sanitario obbligatorio.

L’anoressia nervosa è un grave disturbo mentale con un elevato tasso di mortalità. Mostra una prevalenza tra le giovanissime e presenta una serie di sintomi tipici: un’intensa paura di acquistare peso o diventare grassi, un’alterazione del modo in cui il soggetto vive il peso o la forma del corpo e altri sintomi correlati. È stata spesso definita come la malattia del secolo sebbene la sua individuazione risale a circa tre secoli fa nonostante nel tempo ha subito notevoli rivisitazioni. Nonostante i danni fisici e psicosociali determinati dall’anoressia nervosa, le persone che ne sono colpite spesso non vedono il basso peso e la restrizione calorica estrema come un problema e sono ambivalenti nei confronti del trattamento.

Alcune si oppongono ai trattamenti terapeutici mettendo a serio rischio la loro salute fisica e il loro benessere psichico. Come affrontare queste situazioni estreme? Recentemente l’onorevole del PD Sara Moretto ha tentato di fornire delle risposte attraverso una proposta di legge. A detta della Moretto, infatti, c’è un buco normativo nel nostro sistema sanitario per la gestione di casi di bulimia e anoressia nervosa: pur essendo disturbi psichiatrici gravi, non c’è una norma che obbliga i pazienti maggiorenni ad accettare la nutrizione obbligatoria, se questi la rifiutano. La deputata propone un trattamento fornito dal Servizio Sanitario Nazionale, nelle strutture pubbliche di tutta Italia, gestito da una équipe multidisciplinare includente psichiatri, psicologi, esperti in nutrizione clinica. “La proposta, spiega la Moretto, nasce dalla constatazione che molte persone affette da disturbi del comportamento alimentare rifiutano, stabilmente o periodicamente, i trattamenti sanitari. In modo particolare c’è spesso un rifiuto dei trattamenti nutrizionali anche quando hanno caratteristiche di cure salva vita o, comunque, in condizioni di grave malnutrizione”. In altri termini la Moretto prevede che venga applicato anche nei casi gravi di anoressia e bulimia nervosa il TSO.

L’acronimo TSO sta per Trattamento Sanitario Obbligatorio ed è un dispositivo contenuto nella L. 180/78 (cosiddetta Legge Basaglia) e poi nella 833/78 (Legge di istituzione del SSN) che consente la sospensione della libertà individuale e il ricovero coatto sulla base di una ordinanza del sindaco e due certificati medici che sanciscano l’urgenza del caso. Le condizioni per attuare un TSO sono l’urgenza, la mancanza di possibilità di cura extra-ospedaliera e il rifiuto di cure da parte del paziente. Il tema dell’utilizzo del TSO nell’anoressia nervosa è un argomento su cui si è dibattuto da molti anni. Tuttavia non ci sono molti dati empirici sulla sua efficacia inducendo gli esperti del settore alla conclusione che il TSO nell’anoressia nervosa, sebbene possa essere utile per salvare a breve termine la vita delle pazienti affette da gravi forme di anoressia nervosa, è associato a numerosi problemi non ancora risolti che dovranno essere affrontatati dalle ricerche future.

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