Uno spettacolo riapre «le case chiuse»

Uno spettacolo riapre «le case chiuse»

«Meretrices», il format proposto dall'associazione culturale NarteA nella Napoli del peccato

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Un viaggio nella Napoli del peccato, alla scoperta dei luoghi dove si svolgeva il mestiere più antico del mondo. Nel weekend del 7 marzo l’Associazione Culturale NarteA ha proposto un nuovo format teatralizzato, tra aneddoti piccanti e annotazioni storiche, un vero e proprio itinerario tra le 500 e più “case di tolleranza”, molte illegali e relegate fuori dalle mura.

Si chiama appunto “Meretrices – Tra le pieghe dell’ipocrisia” lo spettacolo che nel weekend della festa della donna, al n°55 di via Toledo, ha svelato le pagine di storie occultate, indagando nel passato delle “case di piacere”. «A breve un altro appuntamento di cui annunceremo presto la data», fanno sapere dall’associazione culturale. Nel centro storico il piacere abitava a via Chiaia, dove c’erano i bordelli di lusso frequentati dai nobili locali, e ai Quartieri Spagnoli presso gli acquartieramenti della truppa dove si offrivano servigi modesti. Al civico 3 di Sant’Anna di Palazzo sorge, in particolare, lo storico Casino «La Suprema», per metà oggi inglobato in un lussuoso hotel che nell’arredamento si è ispirato ai tempi delle frequentazioni erotiche.

Ma la storia delle case chiuse a Napoli comincia prima, in particolare nel 1860, quando il governo Cavour pubblicò un regolamento sulla prostituzione che fu esteso a tutte le province annesse al Regno. Naturalmente, se per un verso si cercava di prevenire la riacutizzazione della sifilide nell’esercito piemontese in guerra, allo stesso tempo si iniziò a tassare le attività autorizzando l’apertura di postriboli di Stato divisi in categorie e imponendo le imposte sul meretricio da versare nelle casse statali. In pratica si dette via libera all’apertura di migliaia di case di tolleranza, mentre con la legge Merlin il 4 marzo 1958 fu decretata “l’abolizione immediata della regolamentazione della prostituzione e la chiusura su tutto il territorio dei postriboli entro sei mesi“.

Ma com’era la vita in queste case chiuse delle donne che vi abitavano? A mostrarlo, con sapiente bravura nel calcare il palco ed a breve con un nuovo appuntamento, gli attori professionisti che hanno svelato le pagine di storie occulte: in scena Marianita Carfora, Annalisa Direttore, Peppe Romano, Katia Tannoia, con musica del Maestro Andrea Avagliano. Testi e regia di Febo Quercia, art director dell’Associazione Culturale NarteA.